Giovanni Tedesco durante la partita Perugia-Pontedera ©Fabrizio Troccoli

di Carlo Forciniti 

Nell’agonica salvezza raggiunta dal Perugia c’è la mano di Giovanni Tedesco. Al netto di qualche passaggio a vuoto, dall’avvento dell’allenatore palermitano (e del duo Gaucci-Novellino) il Grifo ha avuto un buon andamento. Nettamente migliore rispetto alla prima parte di campionato. Non è un caso che il tecnico e come riporta Umbria tv, a fine partita sia stato oggetto di un’ovazione da parte dei tifosi presenti al Morgagni che, al contrario, hanno respinto la squadra una volta che si è diretta verso il settore ospite.

Ultimo ballo? Nel post gara, Tedesco si sofferma in particolare sul proprio futuro. Facendo capire che a Forlì potrebbe, anzi dovrebbe essere stata l’ultima recita da allenatore del Grifo. «Domani (lunedì 27 aprile, ndr) mi incontrerò con Borras, Gaucci e Novellino con cui ho un bellissimo rapporto, e vediamo come stanno le cose. Sì, mi passa per la testa di andare via. Ma poi quando si hanno questi attestati di stima e di affetto (il riferimento e all’ovazione della Nord, ndr), nella testa e nel cuore ci sta di voler continuare. Non è una questione economica – puntualizza a Umbria tv-. Per lavorare devo sentirmi voluto e apprezzato, devo capire se dall’altra parte c’è la stessa fiducia e volontà. Se percepirò questo sarei l’uomo più felice del mondo di rimanere a Perugia. Credo che ci sia un progetto differente, magari con tanti giovani…».

Ringraziamenti Tedesco puntualizza che «negli ultimi 20 anni, una squadra che aveva fatto tre punti nelle prime 10 partite non si era mai salvata direttamente», per poi spendersi in diversi ringraziamenti. «Ringrazio il presidente Faroni che mi ha regalato il sogno di allenare il Perugia, Borras, Gaucci, Novellino. Ringrazio tutti. Ringrazio i miei ragazzi, abbiamo fatto un percorso lungo, difficile, travagliato. Mi hanno dato tanto. E poi ringrazio i tifosi. La Nord ha dato una dimostrazione di grande attaccamento alla maglia, di civiltà e intelligenza. Non c’è mai stata una contestazione vera».

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