Massimiliano Santopadre, presidente del Perugia

di Barbara Isidori

Negli ultimi tempi non ha parlato moltissimo ma, come ha detto lui, ogni tanto nei momenti concitati della stagione ci vuole. E questo, alla fine del mercato, è uno di quelli. E così il presidente perugino Massimiliano Santopadre fa chiarezza intorno al Grifo e, nell’occasione, si toglie dalle scarpe anche qualche sassolino che gli dà molto, ma molto fastidio. Perché, dice lui, le critiche vanno bene ma non quelle fatte in modo anonimo e soprattutto non quelle che raccontano sempre del suo stato patrimoniale. «Con questa conferenza mi rivolgo ai tifosi per far capire a tutti quello che sta accadendo in società e perché in questo mercato abbiamo agito in questa maniera».

Del Prete Il primo nodo da sciogliere è quello della cessione di Del Prete al Catania. Una scelta, vista da più, come un modo per far cassa e agevolare le altre operazioni di mercato. «Il Catania a metà gennaio ha interpellato il procuratore di Del Prete e lo stesso ragazzo senza passare per me. Ho visto il giocatore destabilizzato perché sentiva che questa era l’occasione della sua vita ed ho capito che saremmo arrivati ad un divorzio. Così alle 22.32 di lunedì sera ho firmato la sua cessione». Risorse fresche dunque per la società. «È chiaro che quest’operazione ci ha fatto entrare qualche bel soldino. Cinquecento mila euro è la cifra: 300 mila con scadenza il 30 giugno ed il resto a gennaio del prossimo anno. È chiaro però che non andiamo avanti solo con questa cessione. Ci vogliono risorse diverse».

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Attacco Ed ecco che allora Santopadre si scalda. Fino a quel momento troppo calmo era inevitabile un suo lampo. Non ci sta a chi lo critica per mancanza di fondi. E soprattutto la sua rabbia mista ad amarezza è rivolta a chi lo scrive sui social network. «Io so quello che sto facendo, economicamente e fisicamente, per il Perugia. C’è gente, poca per fortuna, che vigliaccamente si nasconde dietro dei nickname per colpirmi. Sono critiche distruttive ed a queste persone io dico di farla finita perché destabilizzano solo l’ambiente. Venissero a parlarmi in faccia in sede e a portarmi mille euro visto che dicono che non ho nulla. A questi “scrittori” dico anche di andare a cercare nuovi tifosi nelle scuole invece di perdere tempo. Bisogna portare il Perugia tatuato sul cuore e non perdersi dietro maldicenze. La nostra società non va dietro ai soldi ma dietro la nostra gloriosa storia». Santopadre proprio non ci sta. Le critiche gratuite lo fanno imbestialire. A torto o a ragione. «Io faccio quello che posso per il Perugia. Dicendo queste cose di me è come se un figlio dicesse a me padre che non posso dargli tutto come fanno gli atri papà. Basta».

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Mercato Terminata la “sfuriata” si torna anche a parlare di cose nettamente più serie. Dei nuovi arrivi e del perché siano arrivate diverse facce nuove a Pian di Massiano. «Su tutte le squadre di serie B siamo una delle prime tra acquisti e cessioni. Dopo diversi risultati negativi e l’atteggiamento della squadra che ha subito il torello a Catania abbia deciso di dare una sferzata importate. Non sopporto di vedere quel modo di fare nei giocatori. Abbiamo fatto quello che ritenevamo più utile. Un voto? Adesso non posso darlo. Sarà il campo a darlo a noi tra qualche tempo». E su Lanzafame? «Il Chievo, come invece è stato detto, non ci ha chiamati per Davide ma solo per complimentarsi con noi perché vedeva in noi una grande piazza carica di entusiasmo con la quale avviare qualche collaborazione futura».

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Giocatori non pronti La critica più sentita alla fine del mercato è stata quella che accusava il Perugia di aver reperito giocatori reduci da lunghi stop e non subito utilizzabili. «Andare alla ricerca di chi è poco utilizzato è la motivazione del mercato di gennaio. Lo fanno tutti. Un esempio ne è il Bologna, che investe milioni di euro, quando ha acquisito Sansoni. Un ragazzo di qualità ma che fino a quel momento si era visto poco. Io invece ho assistito agli allenamenti e i nostri mi sono sembrati molto determinati a dare il loro contributo».

Obiettivo Santopadre resta poi con i piedi per terra. Nessun volo pindarico. Il primo traguardo è la permanenza in cadetteria. «Il Perugia sta costruendo la propria salvezza. Dobbiamo mettere in classifica 50 punti e prima lo facciamo è meglio è. Con la classifica che abbiamo non possiamo permetterci di pensare ad altro. Poi raggiunta questa vedremo se saremo in grado di fare altro». Cosa si aspetta dunque adesso?«Tutto un altro atteggiamento in campo. Non si può più pensare a se stessi e poi alla squadra. Siamo in difficoltà e solo insieme ne potremo uscire».

Mister E Camplone? A tratti, con i risultati non eccelsi dei suoi, è sembrato essere spesso sulla graticola. «Spero che resti fino a giugno e anche di più. Io e Goretti abbiamo molta stima di lui. Tanto che prima del mercato abbiamo parlato con lui per sapere chi non rientrava nei suoi piani e abbiamo ricevuto il suo avvallo per ogni nuova entrata. Solo di Rizzo non gli abbiamo parlato perché è capitata l’occasione all’ultimo secondo e non c’è stato il tempo materiale. Sapevamo però che gli sarebbe piaciuto per la corsa e la grinta che ha. Detto questo però anche Camplone deve dare più carattere ai suoi per raggiungere la salvezza».

Pubblico I tifosi del Perugia gli sono stati sempre vicini. E Santopadre lo ha capito. «Uno dei motivi che mi ha spinto ad essere attivo sul mercato è stato l’affetto dei nostri supporters. E lo stesso ha fatto, per esempio, Mantovani. Un giocatore come lui che aveva 15 richieste ha scelto noi proprio perché siamo una piazza fantastica. Quindi basta criticare ed uscire con “avevo ragione io” quando sbaglieremo. Remiamo tutti dalla stessa parte» ha concluso.

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