Moscati durante Perugia-Avellino (foto F.Troccoli)

di Giovanni Baricca

Checché se ne dica, che si ricordino i trascorsi battistiniani oppure no, fare il terzino è stata un’esperienza tutta nuova per Marco Moscati. Schierato dal primo minuto nelle retrovie contro l’Avellino: soluzione inedita al pronti-via che se da un lato ha confermato la duttilità dall’esterno toscano, dall’altro ha fatto capire – anche ai più fiduciosi, in primis Camplone – che la mediana del Perugia abbisogna, disperatamente, di un giocatore come lui.

Terzino o mezzala? Al punto che pare scontato un suo ritorno a centrocampo con la Carrarese. Dettori ha fatto bene, anzi benissimo in quel ruolo (uomo partita biancorosso con i lupi, un salvataggio sulla linea e il gol del pari), ma a Esposito servono due guardaspalle in mezzo al campo, due Gattuso, non due Rooney. Moscati parla per sé, lascia al tecnico le considerazioni di carattere generale, ma conferma quest’idea: «Sì, preferisco giocare mezzala. Poi, è ovvio, decide il mister». Com’è andata con l’Avellino? «Ho cercato di fare cose facili. Non sarà stata una prova di rilievo, ma alla fine non credo sia andata tanto male. Ho sbagliato un po’ di cross: giocare terzino è diverso, arrivi a calciare con gamba diversa da quando parti a metà campo. In mezzo, del resto, ci sono sessanta metri di scatto. La differenza tra me e Dettori? Francesco ha più qualità, finalizzata spesso, ha l’ultimo passaggio. Io posso dare di più a livello di corsa e dinamismo».

Buon punto con l’Avellino Fatto sta che i grifoni, tatticismi a parte, non sono rimasti a mani vuote contro la seconda della classe. «Infatti quello con l’Avellino è un punto d’oro – dice Moscati -. Resta solo l’amarezza di una vittoria che potevamo raggiungere, ma va bene così». E adesso via con la Carrarese, avversario che il Perugia, per classifica, potrebbe rischiare di prendere pericolosamente sottogamba. «No no. In questo senso i trascorsi parlano chiaro – assicura l’esterno -. L’esperienza maturata con Sorrento e Barletta ci aiuterà, ci siamo fatti le ossa. Se si piazzano in undici dietro la palla è difficile trovare spazi: partite facili sulla carta possono sempre rivelarsi difficili sul rettangolo di gioco».

Primo posto? Sperare si può Persino per squadre come il Perugia: obiettivo minimo playoff, orizzonte massimo? «Nel primo posto si può sempre sperare. Ci sono ancora molti scontri diretti da giocare e la classifica, in cima, potrebbe cambiare. Io ho sempre avuto molta fiducia nella mia squadra. E non è detto che il Latina non faccia qualche passo falso. La Nocerina era la squadra da battere. Fiducioso su Latina? Sì, mi fido della mia squadra». Qualcuno gli chiede del suo futuro, a questo punto. Lui glissa. «Come un anno fa, anche quest’anno la decisione non spetta a me. Dipende da Perugia e Livorno – chiude Moscati -. Soprattutto se finisse tutto bene, comunque, a me piacerebbe restare».

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