di Giovanni Baricca
Senza Clemente, scelta tecnica. Senza Giani, risentimento all’adduttore. Ma finalmente con Vincenzo Italiano: l’ex Padova finirà in panchina a Catanzaro. Catanzaro crocevia, naturalmente. Avevate dubbi?
Domenica decisiva per il Perugia Lo spartiacque giallorosso – decisiva fu la sfida del Ceravolo in Seconda divisione e decisivo, per Battistini, fu il dannato 2-4 del Curi cinque mesi fa – si conferma tale anche stavolta: Avellino e Nocerina si affronteranno in Irpinia e qualcuno, meglio entrambe per il Perugia, perderà punti per strada. «Dobbiamo approfittare di questo turno, superare Catanzaro e fare bene con il Frosinone. Il calendario, poi, sarà più clemente”. Il solco tracciato da Andrea Camplone è quello giusto. Meglio, è l’unico possibile per una squadra, il Perugia, che ormai punta dichiaratamente al primo posto: «I ragazzi conoscono la situazione, in settimana si sono allenati benissimo. Oramai siamo lì e abbiamo l’obbligo di provarci fino alla fine».
Italiano e Perugia, dente avvelenato «Provarci» dice Camplone, forte anche di un Italiano «che potrebbe potrebbe tornare utile a partita in corso. Vincenzo è al cinquanta, sessanta per cento. Ma è un giocatore esperto, sa bene ciò che può fare». E ha tanta voglia di mordere l’erba, aveva detto martedì scorso il diretto interessato. Le altre frecce nella faretra biancorossa? Di natura psicologica ed emotiva piuttosto che tecnica: «Abbiamo acquisito una mentalità che impone sempre di giocare per i tre punti. Veniamo da un buon trittico, possiamo fare risultato anche stavolta. Nello spogliatoio c’è tanta voglia di rivalsa per come era finita all’andata. Sì, proprio come con il Latina, qualcuno ha già il dente avvelenato».
Squadra che vince non si cambia Le insidie, comunque, al Ceravolo non mancheranno: «Innanzitutto il vento – spiega Camplone -. Il Catanzaro è abituato a giocare in certe condizioni, noi no. Lo affronteremo come abbiamo affrontato tutti finora, con la nostra identità e il nostro modo di giocare. È questo ci sta facendo portare il pane a casa ultimamente, perché cambiare? Non toccherò neppure la formazione. Del resto, squadra che vince non si cambia». Stesso undici visto a Latina, quindi. Camplone è un fiume in piena, avrebbe voglia di parlare ancora, ma la squadra sta partendo e ormai manca solo lui. Giusto un’ultima battuta: in soldoni, come si vince a Catanzaro? «Come una squadra, tutti insieme. È la squadra che se vuole ottiene, non i singoli».
