Roberto Damaschi nel corso della conferenza stampa (Foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

La storia di Roberto Damaschi presidente del Perugia Calcio è terminata oggi pomeriggio. Alle 15 è andato in scena il consiglio di amministrazione della società dove il presidente si è dimesso. Alle 19 invece la società ha tenuto una conferenza stampa (in fondo all’articolo la diretta testuale) allo stadio Curi per comunicare la decisione. Gianni Moneti è amministratore unico allo scopo di traghettare la società verso la fine del campionato. La decisione è maturata mercoledì sera quando Damaschi, insieme a Moneti e agli altri soci umbri e alla presenza del notaio Paolo Biavati, nel corso di un incontro hanno cercato di individuare la soluzione più idonea. Sul piatto ci sono state anche le ipotesi di Luigi Agnolin, attuale direttore generale, di Claudio Coen (altro socio del Perugia) e di Pompeo Farchioni.

Le dimissioni Tra i tanti  motivi che hanno portato Damaschi alle dimissioni anche quanto pubblicato dal Corriere dell’Umbria di ieri, che ha riportato la notizia di una vecchia condanna per bancarotta fraudolenta risalente al 2000. Condanna che potrebbe influire, ma le opinioni in materia sono articolate e discordanti, sulle funzionalità della carica di presidente. L’articolo 22 delle norme organizzative della Figc, le famose Noif, prevedono infatti «la revoca del tesseramento o la decadenza della carica di presidente in caso di mendace dichiarazione all’atto del tesseramento o di omessa immediata comunicazione della sentenza di condanna anche non definitiva». Anche se la suddetta «mendace dichiarazione» non provocherebbe alcun effetto dannoso sul Perugia ma solo sulla carica di presidente di Damaschi, l’imprenditore di Cannara ha scelto con la mossa delle dimissioni di sgombrare il campo da qualsiasi possibile intralcio. Una volontà, quella di non voler nuocere in alcun modo al Perugia, comunicata anche all’amministrazione comunale.

Ripescato dal baratro Damaschi ha rilevato il Perugia nel luglio 2010 dal baratro del secondo fallimento in cinque anni, quando a Pian di Massiano non c’erano neanche gli accappatoi e i palloni per allenarsi. Da lì è arrivato il primo campionato vinto in D, la Coppa Italia, una finale scudetto e un altro campionato, quello attuale, fino ad ora dominato.

LA DIRETTA DELLA CONFERENZA STAMPA

18.57 Sala stampa del Curi affollata in attesa che arrivi Roberto Damaschi e i suoi soci

19.02 Roberto Damaschi arriva in sala stampa, si attende l’arrivo degli altri soci

19.06 Arriva anche Gianni Moneti  e inizia la conferenza stampa

19.07 Damaschi: «In merito alle notizie apparse, nonostante una possibile strada diversa, ho deciso di rassegnare le dimissioni insieme agli altri. Siamo passati ad una forma diversa di società, Gianni Moneti è amministratore unico. Era un passo doveroso»

19.09 Damaschi: «Qualsiasi vicenda personale non deve pesare sulla società. Non riusciamo ad uscire da questa tempesta, speriamo sia l’ultimo atto e che terminino questi attacchi esterni. E’ evidente la volontà di recare danno a questa società. Ho mantenuto le cariche in assemblea per l’ambito civile e amministrativo, specialmente per quanto riguarda i rapporti con Comune e banche. Tra qualche mese ci rivedremo per fare il punto sul futuro».

19.12 Damaschi: «Un clima più sereno non potrà che favorire una decisione diversa, farmi cambiare idea non è difficile ma è certo che è stata ponderata e non presa sulle ali di qualcosa di contingente. Servirebbero spiegazioni ulteriori ma servirebbero prove certe, il problema non sono i giornalisti che scrivono cose vere. Ci sono cose sottostanti che hanno provocato sfinimento, hanno scavato nel passato delle persone in tutti i modi, gettando discredito anche sul lavoro. Se dobbiamo pagare per essere il bersaglio è difficile pensare di andare avanti».

19.16 Damaschi: «Al di là di chi va e chi resta questa barca non affonderà, guardiamo al futuro con un po più di ottimismo. Comunque basta “tafazzismo” tra i dirigenti. Nello studio di Biavati abbiamo anche valutato altre ipotesi ma alla fine la più opportuna è stata questa. Santopadre continuerà ad occuparsi di settore giovanili».

19.18 Moneti: «Ho accettato carica perché c’era accordo unanime, altrimenti non avrei mai accettato. Assumo questa carica con lo spirito di mettere fine a vicende che con il calcio c’entrano poco, tra di noi i rapporti sono sereni. Tutti gli eventi successi sono esclusivamente da attribuirsi a persone esterne, non c’è nessun attrito tra di noi, abbiamo la certezza ma non abbiamo capito per quali fini sono state fatte certe cose. Spero che attacchi finiscano, ora si deve pensare solo al calcio giocato. Alcune vicende hanno rischiato di inquinare la squadra. Da domani scoppia l’amore dentro il Perugia».

19.21 Moneti: «Non ci sarà più nessuna guerra dei Roses tra di noi, a Roberto dico che come imprenditore gli sono vicino. Noi cercheremo di ridurre gli interventi, troppa tv e troppa stampa non fa bene al Perugia. Saremo sempre a disposizione ma non ci saranno più interviste a fine partita, parleranno solo i tecnici come succede in tutte le squadre di calcio. Per parlare di strategie e futuro è presto, Damaschi e gli altri soci non vanno da nessuna parte, ci abbiamo messo soldi e faccia per mettere in piedi questo progetto. Vi prego di essere tutti più buoni, un pochino di più. Abbiate pazienza se saremo meno presenti».

19.26 Moneti: «Serie A o B? E’ ovvio che uno è ambizioso, rimane il sogno di fare bene ma ci vogliono i presupposti. Ho un sogno che mi piacerebbe realizzare, ma mica ho detto domattina. Questo si conquista con società seria e sana e anche con un po’ di fortuna, noi ce la metteremo tutta»

19.28 Damaschi interviene ancora sugli attacchi: «Di nemici ce ne siamo fatti parecchi, io per primo. La mia mossa è atta a verificare se il problema sono io, per il bene del Perugia mi sposto non di un metro ma di dieci chilometri. Le ipotesi sono tante, ma una notizia che arriva alla stampa locale deve arrivare da un ambiente locale. Se venisse da fuori sarebbe stata impacchettata meglio. Lavori allo stadio? A Perugia sono come il gatto nero ma oltre questo non li definisco, non è questo il problema, la cosa va più indietro di tre mesi. Se sapessi chi ha architettato tutto lo vedreste fasciati dalla testa ai piedi».

19.30 FINISCE LA CONFERENZA STAMPA

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