di Iv. Por.
Si stupisce solo chi non lo conosce. Per gli amici Luca Panichi e le sue imprese ormai non sono più una sorpresa. Solo che quello che ha fatto domenica 15 marzo resterà nella leggenda: una scalata del Terminillo sotto la neve in carrozzina è una cosa che solo un grande atleta e una grande persona può fare. E così conquista (di nuovo, non è la prima volta) la montagna laziale, dopo lo Zoncolan, il Gavia, le Tre Cime di Lavaredo e lo Stelvio.
L’Italia del ciclismo si inchina Su Facebook è un tripudio, la Gazzetta dello sport gli dedica un articolo sia sul cartaceo che sull’edizione online. «Luca Panichi – scrive la rosea – è l’altro vincitore della tappa del Terminillo. Umbro di Magione, 45 anni, ex dilettante, ha avuto un grave incidente in gara nel 1994. Ma non si è lasciato abbattere. E con il suo amore per lo sport dimostra dove si può arrivare, ogni giorno, nella vita quotidiana, nonostante la disabilità».
Da solo poi con Vanotti Luca ha iniziato la scalata da solo, tanto che su Facebook ha scritto quando mancavano 5 km alla vetta: «Primo km in 20′, 14 minuti meno di 5 anni fa e con 2 litri d’acqua in piu’ perche’ in solitaria, con tempo da lupiiiiiiiii! Vamoooossss». Ancora non nevicava, però sulla vetta la neve è iniziata a cadere rendendo la strada viscida. Ma lui non si è arreso: ha continuato a spingere. Per gli ultimi 4 km accanto a Luca c’era Sandro Santacchi e nell’ultimo tratto gli si è affiancato anche Alessandro Vanotti, il compagno di stanza di Vincenzo Nibali. «Salendo, sotto la neve – racconta alla Gazzetta – l’ho visto in carrozzina e l’ho riconosciuto perché ho letto il nome sulla maglia. E allora gli ho urlato “sei un grande”. Non lo conosco di persona, ma di fama, so chi è. E anche quando siamo scesi con il furgone e l’ho visto a bordo strada, ci siamo fermati, ho tirato giù il finestrino e gli ho fatto i complimenti».
