dall’inviato Daniele Bovi
La traversata nel deserto finisce in gloria. Il Perugia di Roberto Damaschi e Pierfrancesco Battistini, dopo il fallimento della gestione Covarelli, lascia un segno indelebile vincendo in cinque giorni il campionato e la Coppa Italia di categoria. Una doppietta storica che rende meno amara la discesa tra i dilettanti. La firma sulla vittoria per 1-0 contro la Turris, dopo il gol decisivo di domenica sul Castel Rigone, la mette ancora una volta Alessandro Corallo, ritornato alla vita («ho subito otto interventi, in sala operatoria mi sento come a casa», ha scherzato a fine match, aggiungendo: «ho ancora tanta voglia di divertirmi») trascinando con sé anche il Grifo finito negli inferi.
Mister felicità Subito dopo il fischio finale mister Francesco Battistini è quasi in lacrime ai microfoni della Rai: «E’ stata una stagione incredibile e questo è il coronamento fantastico. Dedico la vittoria ai miei figli: ciao amore!». Ancora il mister: «Ringrazio il presidente per avermi portato qui, è stata una vittoria strameritata, netta, bellissima. In campo ci sono 25 uomini veri che festeggiano. Il futuro? Finiamo il campionato e poi vedremo se avrò la terza vittoria stagionale (la conferma sulla panchina, ndr)». Un Perugia aggressivo, attento e tatticamente impeccabile che non poteva non piacere al suo tecnico che, con questa vittoria, ha praticamente blindato una panchina che per il prossimo anno era già al 99,9% sua: «Lo avevo – dice – che avevamo tanta fame. A tratti siamo stati spettacolare e su una prestazione di questo tipo ha pesato il fatto di essersi liberati dal peso enorme della vittoria del campionato. Eravamo liberi mentalmente. Papà avrebbe sognato questi successi».
Il presidente tifoso Raggiante, e non potrebbe essere altrimenti, anche il presidente Roberto Damaschi: «Oggi a pranzo dicevo ai ragazzi che avevano l’occasione di entrare nella storia perché credo il Perugia non avesse mai vinto una competizione nazionale, seppure a livello dei dilettanti. Abbiamo scritto – prosegue – una piccola pagina di storia, una cosa incredibile da pensare l’estate scorsa per la città e per la società. Il successo va condiviso con il pubblico: siamo tifosi come loro e li ringrazio per l’affetto che mi hanno sempre dimostrato».
La pazzia «Che pazzia farò? Sabato sera – dice ancora il numero uno – vado a Madrid a vedere Real-Barcellona con mio figlio, poi domenica torno a vedere il Perugia. Poi, finalmente lunedì vado un po’ in vacanza alle Canarie. Il futuro della società? Mi auguro che si unisca più gente possibile: in tanti con poco possiamo crescere molto, altrimenti noi siamo pronti ad andare avanti da soli. Fedeli? E’ uno dei nostri con il suo pungolo: siamo una società unita. L’ultima cosa: un applauso al pubblico, sia i perugini che quelli di Torre del Greco. Mai un coro contro, è stata una grande festa».
Il pallone a Fedeli Il Perugia se ne va da Lanciano con una Coppa e con la consapevolezza che «noi con questa categoria non c’entriamo un fico secco. Oggi – dice sempre Damaschi – vicino a noi c’erano i dirigenti del Lanciano, che fa la C1, e ci hanno detto che se avessimo giocato così contro di loro gliene avremmo fatti tre. Questa è una risposta a chi pensa di smantellare questa squadra alla quale invece va dato grande merito». Sulla prestazione impeccabile dei Grifoni non ha nulla da dire neanche il «pungolatore» Franco Fedeli, che dopo il fischio finale di Chiffi si è preso il pallone della finalissima: «Qualcosa – dice – mi dovrò portare a casa no?».
Triplete all’orizzonte All’orizzonte ci sarebbe anche il possibile «triplete». Tra qualche settimana infatti il Perugia, come vincente del suo girone, si giocherà la poule scudetto con le vincenti degli altri otto gironi. Damaschi un pensierino ce lo fa, ma con un occhio alla prossima stagione: «Nella poule – spiega – potremo dimostrare il nostro valore, ma visto che finisce molto in là non vogliamo inficiare la preparazione per l’inizio della prossima stagione». Prossima tappa la trasferta di Spoleto, stavolta sì, con la pancia piena di successi: «Forse sarà – dice sempre il presidente – la partita più difficile dell’anno perché trovare stimoli sarà difficile. Abbassamenti oltre misura del livello di tensione però non mi piacerebbero, bisogna tenere alto l’onore della squadra e del campionato».



