di Giovanni Baricca
Come sintetizzare novanta minuti di lotta vera, di gol da cineteca (Politano), di parate incredibili (Koprevic) e di tribolazioni nel finale? Con le parole di Andrea Camplone: «Quella di oggi? Una dimostrazione di forza».
Luci e ombre e sogni di gloria Ha ragione il tecnico umbro: il successo sul Latina segna un punto di (meraviglioso) non ritorno per il Perugia, quello del «primo posto? Sognare non costa niente, bisogna vincerle tutte da qui alla fine. E sperare negli scontri diretti (degli altri, ndr). Superiamo Frosinone e Catanzaro, poi la strada è in discesa». Luci di una vittoria raggiunta, si diceva in apertura, con il cuore, con la tecnica e con «la voglia dei ragazzi che al triplice dell’arbitro ha fatto la differenza». Ma le ombre non mancano. Camplone non li ha proprio digeriti quei maledetti minuti conclusivi: «Abbiamo rischiato di pareggiare una partita già vinta. Non facendo il terzo gol, potevamo buttare alle ortiche una grossa prestazione. La gestione della gara, da parte nostra, nel finale ha lasciato molto a desiderare».
I complimenti della società Se le parole del mister sono dettate dalla ragione, quelle della società rispondono all’istinto. E all’emozione: «Nel primo tempo ho visto una squadra… altro che Lega Pro. Se prima ero un appassionato di Perugia e del Perugia, oggi ne sono proprio innamorato. Amo questa città e questi tifosi, amo questa squadra e questo allenatore». Violini a festa. A tenere in mano l’archetto è il socio forte di Massimiliano Santopadre, Gianni Moneti. Che trattiene Camplone al suo fianco, che dice di parlare tanto per sé quanto per ‘Mister Frankie garage’ e che fa: «A di là di quello che sarà il risultato finale, voglio fare i complimenti al tecnico e ai ragazzi. Camplone è arrivato in mezzo a tante chiacchiere e sta facendo un gran bel lavoro. La squadra con lui è migliorata tantissimo e non si dica, come sento spesso, che è tutto merito degli acquisti di gennaio. Per tre quarti la rosa è la stessa di inizio campionato. Ora non esistono singoli, non ci sono narcismi». «Io e Santopadre gli rinnoviamo – conclude Moneti – massima stima e massima fiducia».
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L’uomo partita, Gianluca Nicco Nicco, ma lei, ha sempre corso così tanto? «Eh sì, se un giocatore come me non corre tanto perde la metà della propria efficacia». Sorriso d’ordinanza ma sincero, la mezzala ha deciso la gara con quel gol «per me stupendo, che mi rende strafelice. Non sono abituato a segnare molto, quando succede…». Sorride ancora, Nicco. Ringrazia Ciofani di aver chiuso abilmente il triangolo che ha portato alla rete, dedica il gol alla famiglia e ai compagni di squadra («A chi mi è stato sempre vicino, credendo in me nel momento più duro, quello della squalifica e dell’infortunio, e a chi mi ha accolto a Perugia a braccia aperte, praticamente tutti») e parla del futuro. Esordisce con un laconico «Puntiamo in alto», poi chiosa: «Dobbiamo vincere ogni partita e dare il massimmo. Vedremo a fine campionato dove ci porterà tutto questo». «Noi di certo stiamo facendo bene, ma davanti abbiamo squadre che stanno facendo altrettanoto se non meglio», conclude.
La partita vista da Pecchia «Usciamo dal Curi con la consapevolezza di essere forti, di essere vivi e in salute». Questi, in estrema sintesi, i 90’ di Perugia-Latina visti con gli occhi dei pontini e del loro allenatore, l’ex tecnico del Gubbio, Fabio Pecchia. «Abbiamo fatto tanto per pareggiare. Abbiamo giocato sempre, abbiamo solo sbagliato troppo, decisamente troppo sotto porta. Bisogna essere più concreti per strappare i tre punti su un campo del genere». Posizioni in classifica immutate, certo, per il treno di testa. Ma distanze stravolte, per il Latina: cresciute davanti, dall’Avellino capofila, ridotte dietro. «Questa sconfitta non cambia nulla. La classifica la guardo, ma guardo più alla prossima partita, quella con il Prato. Il campionato è bello e avvincente, i giochi restano aperti. Avellino in fuga? In questo momento è avanti e farà da battistrada. Noi – conlcude – faremo il nostro».
