di Giovanni Baricca
Ventiquattro ore alla partita dell’anno. E il Grifo si raccoglie e raccoglie le forze: incassa l’ultimo saluto della sua gente (fumogeni, cori e striscioni a Pian di Massiano), sistema gli ultimi dettagli (rifinitura per metà a porte aperte, per metà no) e si prepara per la battaglia. Un milite pronto alla chiamata alle armi.
Turnover annunciato: «non si aspetta nessuno» Del resto «Perugia-Pisa è la partita che vale una stagione. I ragazzi questo lo sanno e io, tanto per essere sicuri, glielo ripeto di continuo». Andrea Camplone è fiducioso. Sa che i suoi non sono, non possono essere quel corpo senz’anima visto dome inca all’Arena Garibaldi. Non a caso, a freddo, il pescarese quei maledetti novanta minuti li aveva bollati così: «Un incidente di percorso». Che al Curi non dovrà ripetersi. A costo di stravolgere tutto: <Qualcosa cambierò, per forza. A questo punto della stagione non si aspetta nessuno>. Come a dire: chi ha toppato sette giorni fa si accomoda in panchina se alle sue spalle c’è qualcuno pronto a giocarsela, a dare il cento per cento. A finire dritti in panchina potrebbero essere, addirittura, sei degli undici titolari scesi in campo in toscana. Il turnover quasi certo riguarderà Politano, fuori per Rantier, Ciofani, per Tozzi Borsoi, e Liviero, per l’esperienza di Giani. Ma pure Esposito, stavolta, non sembra godere di immunità particolari. Italiano è pronto potrebbe prenderne il posto. Come Dettori, che insieme a Nicco gli guarderà le spalle in mediana. Moscati? Probabilmente si sistemerà sulla linea dei difensori, con Lebran a rilevare lo squalificato Massoni.
Il match che vale una stagione, la carica dei tifosi Che quella contro il Pisa non sia una partita come le altre lo capirebbero anche i sassi. Ma i tifosi che all’antistadio si domandano sono parecchi. Camplone, per conto suo, la risposta la affida a un sorriso e a un laconico questa settimana. «Aggiungi un nuovo appuntamento per questa settimana, però, sì. I giorni scorsi i tifosi sono stati fantastici. Lo saranno anche domenica. Ora sta a noi, è tutto nelle mani dei ragazzi». Che a certe scene, soprattutto al campo di allenamento, non sono proprio abituati.
Rabbia e mentalità: «Attacco, attacco, attacco!» Qualcuno chiede al tecnico un bilancio della stagione. Risposta: «Certamente positivo. Ma ancora non abbiamo fatto niente». Inconfutabile. Perentorio. Tornando all’attualità, Camplone definisce la settimana appena trascorsa «ottima, perché la squadra ha lavorato bene, dimostrandomi di essere ancora sul pezzo» e alla partita di domenica guarda con moderato ottimismo: «Dal Pisa non mi aspetto niente di particolare, lo stesso gioco dell’andata. È dalla mia squadra che pretendo molto di più. Ho detto ai ragazzi: ripartiamo da zero. Torniamo il Perugia che eravamo prima, quello che a tratti ha fatto vedere il miglior calcio del campionato». L’aspetto tecnico («Il campo pesante potrebbe pure aiutarci, dobbiamo far girare rapidi il pallone per metterli in difficoltà») è senza dubbio subordinato a quello mentale: «Dobbiamo essere rabbiosi, mica frenetici. Dobbiamo avere la stessa mentalità che ci ha portato tanti punti nel girone di ritorno: attacco, attacco, attacco. Domenica abbiamo pensato a non prenderle e ci hanno rifilato due gol. Meglio non pensare, allora, no?».
Vigilia e retroscena, la telefonata di Allegri «Come vivere questa vigilia? Serenamente. I ragazzi si carichino, ognuno, come hanno sempre fatto». E magari, pare dire Camplone, prendano esempio da Buscè: «Giocatore d’altri tempi, ha giocato con la mascherina ed è uscito dal campo con la lingua a penzoloni. Bravo». Riguardo alla propria, personale, di vigilia, il tecnico rivela: «Venerdì, mentre ero a cena con Giacomo ( Dicara, ndr) mi ha chiamato Max Allegri: mi ha fatto un grosso in bocca al lupo e mi ha detto di tenere i ragazzi tranquilli. Il suo futuro? Mi ha assicurato che, dipendesse solo da lui, dal Milan non si muoverebbe per nessun motivo al mondo»
