di M.T.
C’è chi sostiene che l’ultima volta fosse ospitato in una ambasciata nordcoreana di un paese non definito. Chi lo rivuole in patria. Chi nascosto da qualche parte del mondo. E chi ipotizza persino qualche malattia. Insomma le ipotesi classiche di quando non si sa in quale direzione guardare. Parliamo di Han Kwang Song, il calciatore talento nordcoreano che incantò i tifosi perugini, quando dalla giovanile del Grifo a cui approdò nel 2015, passò alla prima squadra nel 2017. Tutti ricordano la sua velocità, le abilità tecniche con il pallone tra i piedi, come l’euforia in città per avere in squadra quello che sarà battezzato il ‘Ronaldo della Corea del Corea del Nord’. Dopo il Grifo approderà al Cagliari, poi alla Juventus: in entrambe le occasioni è stato convocato per una volta in serie A.
Nel 2020, Han – nato a Pyongyang, nel 1998, la cui carriera è iniziata con il Chobyong Club – si è trasferito ad Al-Duhail in Qatar con un accordo del valore di 4,6 milioni di dollari. Durante la sua permanenza al club, ha segnato cinque gol in 14 partite nazionali e ha anche partecipato a due partite della Champions League asiatica. L’ultima apparizione pubblica di Han è stata durante il Qatar Stars League Trophy nell’agosto 2020.
Il calciatore è stato costretto a lasciare Al-Duhail all’inizio del 2021 per via delle sanzioni contenute nella risoluzione 2397 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, approvata il 22 dicembre 2017. Con questo documento, l’Onu proibiva il lavoro all’estero dei nordcoreani che avrebbero potuto, con i loro stipendi, far confluire valuta occidentale in patria al fine di foraggiare gli investimenti della locale dittatura in campo militare, nucleare e chimico.
Secondo quanto riportato dalla Cnn Han, nel 2021 potrebbe essere stato ospitato da una ambasciata nordcoreana in un paese non definito. Per diversi nordcoreani che lavoravano all’estero, impossibilitati dalla risoluzione Onu a continuare a farlo, si è presentata questa opzione transitoria, appunto dell’ospitalità nelle proprie ambasciate dei rispettivi paesi ospitanti. Ci sarebbe persino l’ipotesi di un ultimo suo volo con la ‘Qatar Airwais’ da Doha a Roma. O, comunque, la fondata possibilità di non rientrare in patria, violando le restrizioni del suo paese. Come quella, altrettanto fondata, di essere rientrato, accettando, quindi, di sparire dai riflettori della ribalta internazionale.
