La testata di Zidane a Materazzi nella finale di Germania 2006

Prosegue il percorso di avvicinamento di Umbria24 ai Campionati mondiali di calcio, che partiranno il 12 giugno. Vivremo il countdown con 11 puntate dello speciale ‘Aspettando Brasile 2014′: un percorso tra storia, aneddoti, curiosità con la speranza che sia di buon auspicio per gli Azzurri

ASPETTANDO BRASILE 2014: TUTTE LE PUNTATE

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di Leo Forleo

La carriera di un calciatore, di qualsivoglia epoca, può essere caratterizzata e ricordata per i trofei vinti, per le stupende giocate realizzate, per i gol bellissimi o importanti messi a segno o, magari, per alcuni episodi rimasti indimenticabili e, in alcuni rari casi, per tutte queste cose messe insieme.

E’ quest’ultimo il caso di Zinedine Zidane, astro di rara grandezza del calcio francese, campione con i suoi club (principalmente con Juventus e Real Madrid) e con la sua Nazionale, che ricordiamo per l’incredibile talento ma anche per quattro memorabili colpi di testa (che non erano proprio il suo pezzo forte…) che hanno segnato la sua carriera, in positivo e negativo.

Nel 1998 si giocavano i Mondiali in terra di Francia, e la nazionale dei Bleus (insieme a Italia, Germania e il solito fortissimo Brasile) era presentata tra le favorite al titolo: è vero, la Francia forse non aveva ancora l’esperienza necessaria per affrontare e vincere un Torneo così impegnativo; non aveva, infatti, ancora vinto nella sua storia un Campionato del Mondo e aveva clamorosamente fallito la qualificazione ai Mondiali del 1994. Ma il movimento calcistico era cresciuto tantissimo in quegli anni ’90 (Coppe dei Campioni vinte dai propri clubs, giocatori ormai dalla statura internazionale) e la Nazionale poteva giocare in casa (vantaggio non trascurabile) schierando una formazione obiettivamente molto forte. E, per finire, annoverava tra le proprie fila un vero e proprio fuoriclasse: Zidane, appunto.

Il francese, dalle orgogliose origini algerine, viene da un’annata stupenda nel proprio club, la Juventus (dove vince il secondo scudetto consecutivo e arriva alla seconda finale consecutiva di Champions), però patisce forse troppo l’attesa che avverte attorno a sé e non riesce a esprimersi sui livelli che l’hanno portato a diventare una stella del calcio internazionale. Anzi, l’ansia e il nervosismo lo fanno incappare in un incidente che potrebbe avere conseguenze rovinose: è la seconda partita del girone eliminatorio e la Francia sta tranquillamente avendo ragione della modesta Arabia Saudita (dopo che aveva agevolmente regolato il Sudafrica nella prima giornata) ma, nel secondo tempo, il n°10 reagisce con un brutto pestone a un fallo degli avversari. Per l’arbitro non ci sono dubbi: è espulsione! Clamoroso. Il francese sarà squalificato per ben due giornate: la prima la sconta nell’ultima, ininfluente giornata del girone, ma la seconda -invece- nel complicatissimo Ottavo di Finale che i suoi compagni giocano contro il Paraguay. E’ una partita che sembra stregata e che i padroni di casa riescono a fare propria solo ai tempi supplementari con il golden-gol di Blanc (attuale allenatore del PSG). Zidane può così tornare in campo nel Quarto di Finale contro l’Italia ma anche questa volta non è decisivo, la partita va a finire ai rigori (e -ahinoi- sappiamo come finirà). Anche nella Semifinale contro la sorprendente Croazia il nostro non riesce ad incidere (vittoria della Francia per 2-1 con doppietta di Thuram) e così, dopo un Mondiale quasi anonimo per Zizou ma bellissimo per la sua Nazionale, si arriva alla finalissima contro il Brasile del Fenomeno Ronaldo.

Parigi e il nuovissimo Stade de France quella sera sono un tripudio di tricolori, i francesi aspettano l’impresa dei loro beniamini per celebrare un trionfo sognato tutta l’estate. E Zizou, finalmente, vivrà una notte da protagonista, una notte indimenticabile che lo consacrerà definitivamente nell’Olimpo dei campioni di questo Sport. Infatti, con due colpi di testa (sì, proprio due colpi di testa) sugli sviluppi di azioni da calcio d’angolo, Zidane realizza una fantastica doppietta che indirizza l’esito della finale già nel primo tempo. Il match (caratterizzato dalla sospetta partecipazione nelle fila dei brasiliani di uno spento Ronaldo) finisce 3 a 0 e la Nazionale francese si laurea così Campione del Mondo, per la prima volta nella sua storia. La Francia intera è ai piedi di Zinedine Zidane.

E veniamo agli altri due colpi di testa, quelli che hanno segnato – invece – un mesto addio del campione francese alla carriera da professionista, anche questi eseguiti in una finale dei Mondiali di Calcio, quella del 2006 a Berlino. E chi mi legge ha già capito che il primo è un vero e proprio colpo di testa mentre il secondo è piuttosto una testata, anzi, “la Testata di Zidane a Materazzi”. Ma andiamo con ordine.

Dopo il fallimentare Mondiale del 2002, dove la Francia campione esce incredibilmente al primo turno (realizzando la miseria di un punto in 3 partite e 0 gol segnati) e Zidane, infortunato, partecipa solo all’ultima partita persa contro la Danimarca, la nazionale francese si presenta al Mondiale tedesco del 2006 con un nuovo tecnico che risponde al nome di Domenech. Il nuovo allenatore dei Bleus si affida ad una nazionale esperta, guidata dai “senatori” (come Thuram, Henry, Trezeguet, ecc) insieme ad alcuni giovani molto interessanti. Di questa nazionale, finalmente, Zidane è il capitano.

Quel Mondiale parte un po’ in sordina per i francesi, due pareggi e solo la vittoria all’ultima giornata del girone vale la qualificazione agli Ottavi. Ma da qui in avanti è un entusiasmante crescendo per i galletti e per Zizou che si erge ad assoluto protagonista dei Campionati. Proprio agli Ottavi i francesi eliminano una grande Spagna (l’embrione di quella squadra fortissima che poi vincerà tutto) con il risultato di 3-1 e con un gol di Zidane. Ai quarti i Bleus compiono il capolavoro eliminando addirittura il favorito Brasile per 1-0 con gol di Henry ed in semifinale regolano per 1-0 il Portogallo di Cristiano Ronaldo con un rigore trasformato ancora dal campione franco-algerino.
E così si arriva alla Finalissima contro gli ormai storici rivali degli Azzurri.

Nella Nazionale Italiana, allenata da Marcello Lippi, trova il suo meritato spazio, anche per l’ennesimo infortunio occorso ad Alessandro Nesta, il difensore centrale dell’Inter Marco Materazzi. Un affetto sincero lega Materazzi alla città di Perugia ed alla squadra del Grifo, avendo il difensore militato dal 1995 al 1998 (compreso il suo esordio in serie A) e dal 1999 al 2001, essendone il capitano. Lo conosciamo bene, quindi, da queste parti e ne apprezziamo il carattere e la volontà che lo spingono a cercare la vittoria, sempre.

A Berlino è la sera del 9 Luglio di quell’estate del 2006 quando Italia e Francia si affrontano per contendersi la vittoria dei Mondiali di Calcio. Il match è attesissimo da parte di tutti: dai francesi che vorrebbero continuare la loro striscia positiva contro di noi (mondiali 1998, europei 2000) e laurearsi per la seconda volta Campioni, e dagli italiani che assaporano la vendetta (per i due menzionati precedenti) e che sognano di conquistare la quarta vittoria ai Mondiali.

La Finale parte subito bene per i galletti transalpini: dopo meno di 10 minuti viene assegnato un rigore ai Bleus che Zinedine Zidane calcia e trasforma con un rischiosissimo cucchiaio. E’ 1-0. La reazione degli Azzurri è rabbiosa e quasi commovente: la Francia viene assediata ed al 19° sugli di sviluppi di un corner Materazzi arriva quasi in cielo, colpisce con forza e fa gonfiare la rete alle spalle di Barthez. E’ 1-1. La partita è un susseguirsi di emozioni ma il risultato rimane bloccato. Si va ai supplementari. La Francia, obiettivamente, ha più birra in corpo di noi e spinge per segnare il gol della vittoria. Siamo nel primo tempo supplementare quando Zidane imposta un’azione offensiva a centrocampo smistando il pallone a destra verso un proprio compagno che controlla e crossa nel cuore della difesa azzurra. E lì si trova proprio il campione franco-algerino che ha seguito l’azione e che, quasi all’altezza del dischetto del rigore, stacca di testa indirizzando con forza sotto la traversa della porta avversaria. Sembra gol, sembra che un colpo di testa, quel colpo di testa debba essere ancora una volta decisivo ma in porta c’è, per sfortuna dei francesi, Buffon che grazie ad un gran colpo di reni tocca la palla di quel poco per deviarla oltre la traversa. Noi italiani siamo salvi mentre Zizou non crede ai propri occhi: se quel colpo di testa fosse stato vincente la storia di quella Finale sarebbe cambiata. Quella storia che invece ci mette poco, pochissimo a cambiare: un tempo supplementare. Infatti, nel secondo, accade quello che nessuno può nemmeno immaginare possa accadere: Zinedine Zidane in un’azione di gioco incrocia il nostro Materazzi. Non sapremo mai se o cosa abbia detto il difensore azzurro, fatto sta che Zizou reagisce in modo plateale e violento, dando una testata in pieno petto all’avversario. Le telecamere mancano di riprendere il gesto in diretta ma quando finalmente, dopo tanti secondi, un replay (forse il replay più utile della storia dei Mondiali di Calcio) documenta quel che è successo, il cartellino rosso sventolato sotto gli occhi del franco-algerino è per tutti giustissimo. Finisce qui la partita, il Mondiale, la carriera di Zidane, che abbandona il terreno di gioco sfiorando la Coppa del Mondo ancora a bordo campo. Quella coppa che i francesi speravano ancora di aggiudicarsi ai rigori, ma che invece prenderà la via di Roma. Ma questa è un’altra storia.

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