Francesco Moscioni con la famiglia ricevuti dal presidente Santopadre

di Ivano Porfiri

«Lo scriva per favore: un grande ringraziamento ai carabinieri di Frosinone e al prefetto che sono andati fino in fondo e hanno fatto giustizia». E’ felice Luisa Tomassini, che ha appena ricevuto una chiamata proprio dai militari della città laziale, che le hanno comunicato l’avvenuto arresto dell’uomo che, in occasione di Frosinone-Perugia, aveva aggredito Francesco Moscioni, disabile grande tifoso del Grifo, derubandolo del cellulare.

La soddisfazione «Mi hanno chiamato per darmi questa comunicazione – spiega a Umbria24 Luisa – e la cosa mi ha riempita di gioia. Gli verrà irrogato anche il Daspo. Giustizia è fatta». L’episodio era stato veramente odioso. «Già nello stadio, dopo il nostro gol – racconta – eravamo stati aggrediti e insultati pesantemente. Consideri che eravamo io, mia madre Anna Maria di 81 anni, mio figlio e Francesco. Noi non abbiamo quasi esultato dato che eravamo in tribuna per non provocare reazioni e invece siamo stati oggetto di epiteti irripetibili. A quel punto ho chiesto anche aiuto agli steward, ma senza esito».

Il fattaccio Dopo la partita, Luisa, la madre, il figlio e Francesco erano in macchina. «Al semaforo dopo lo stadio – dice – quattro persone si sono avvicinate a noi e uno di loro ha aperto lo sportello afferrando Francesco per la giacca. Fortunatamente aveva la cintura e non è riuscito a farlo cadere fuori». Lo sportello si è richiuso, ma l’uomo è tornato alla carica. «Sentivo qualcuno che gli diceva: lascia perdere, ma lui niente. Ha riparto lo sportello e ha preso il cellulare che era sul cruscotto, poi sono spariti. Mio figlio è anche sceso dall’auto ma gli ho detto di tornare indietro che erano in quattro».

Famiglia di tifosi veri La famiglia di Luisa è composta da grandi tifosi. «Io, mio figlio e mia madre di 81 anni andiamo sempre in trasferta e Francesco viene con noi. In tanti stadi ci trattano con i guanti di velluto, in altri no. Infatti, sto ancora aspettando le scuse del presidente del Frosinone, glielo ricorderò il 4 maggio (in occasione di Perugia-Frosinone, ndr). Mio padre Giuseppe in trasferta non viene perché è troppo ansioso, ma anche lui è un grande tifoso. Questo episodio è andato a finire bene grazie soprattutto ai carabinieri e al prefetto, che si è impuntato perché venisse preso il responsabile. Li ringrazierò con una lettera. Intanto giustizia è fatta, adesso speriamo che sia fatta anche quella sportiva e che il Grifo vinca il campionato»

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