di Chiara Fabrizi

Alla Sitem di Trevi il 100 per cento del personale che avrebbe dovuto coprire il primo turno ha aderito alle quattro ore di sciopero proclamate dalle organizzazioni sindacali per protestare contro il licenziamento collettivo. La procedura aperta l’8 ottobre riguarda 30 lavoratori sui 165 organico e rappresenterebbe, questo emerge, il primo taglio al personale in 50 anni di attività, l’ultimo dei quali caratterizzato dall’ingresso di capitali esteri, precisamente del gruppo americano Worthington steel, che nel giugno scorso ha acquistato il 52 per cento dai fondatori, le famiglie Scarca e Bartoloni.

All’origine del licenziamento collettivo, questo emerge, ci sarebbe la riduzione delle commesse e di mercato, soprattutto per il comparto automobilistico e del “bianco”, cioè degli elettrodomestici, ma anche la forte concorrenza cinese e del Sud Est asiatico, che se prima immettono sul mercato europeo prodotti con prezzi competitivi, ora riescono anche a sfornarli di buona qualità e a consegnarli in tempi rapidi. In questo senso, i sindacati considerano «troppo semplicistica» la mossa della Sitem, che coi licenziamenti di fatto si limita a dire «meno mercato, meno lavoratori». Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil chiedono dunque un piano per reagire all’attuale situazione di mercato, intervenendo sul commerciale, sulla riorganizzazione e investendo, così da allontanare anche l’incubo dei lavoratori, che temono di ritrovarsi tra qualche tempo a fare i conti con una nuova procedura di licenziamento collettivo.

All’ultimo tavolo con l’azienda l’unico mini passo in avanti è stato il ridimensionamento degli esuberi, ridotto da 36 a 30, ma è considerato troppo poco. Tant’è che è scattato lo sciopero, durante il quale i rappresentanti sindacali hanno ribadito: Sitem deve ritirare la procedura di licenziamento collettivo e attivare l’ammortizzatore sociale per accompagnare questa fase, durante la quale ci si aspettano mosse per recuperare mercato. Ma la cassa integrazione, questo emerge, non sarebbe una via percorribile per due ordini di motivi: da una parte perché Sitem, di cui è tuttora amministratore delegato l’ingegnere Marco Bartolini, ha necessità di tagliare per 800 mila euro di costi fissi a partire da inizio 2026 e, dall’altra, perché l’ammortizzatore sociale non è considerato un’opzione nella cultura industriale anglosassone, che risponde al mercato con licenziamenti e assunzioni.

Il problema della Sitem, che opera nel settore delle laminazioni magnetiche, esiste ed è molto serio non solo perché colpisce un territorio di piccole dimensioni, come Trevi, ma soprattutto perché, da una prima ricognizione compiuta dai sindacati, in organico nella sede di Cannaiola non c’è personale prossimo alla pensione, che potrebbe farsi avanti per limitare gli effetti della procedura di licenziamento collettivo. Stando alla fotografia rappresentata dai sindacati, infatti, sarebbero due o forse tre gli operai prossimi a maturare i requisiti, mentre tutti gli altri sono molto giovani o poco più che 50enni.

Al presidio davanti ai cancelli di Sitem di mercoledì mattina anche il vicesindaco di Trevi Francesco Saverio Andreani e i consiglieri regionali Stefano Lisci e Fabrizio Ricci, che hanno assicurato l’attenzione della Regione sul licenziamento collettivo, così come massima disponibilità e sostegno è stata assicurata da Andreani per il Comune. Se non ci saranno sviluppi sostanziali ad ora appare difficile centrare l’intesa tra Sitem e sindacati entro 45 giorni dall’avvio dell’iter. Probabile, dunque, che la palla finisca in mano alla Regione per l’ultimo tentativo di mediazione.

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