di Tommaso Burger
Onde del mare per accogliere il pubblico del Cantiere Oberdan con una scena carica di elementi decorativi che rimandano all’immaginario coreano. Il Canto di Cheoyong è lo spettacolo realizzato e interpretato da studenti del Seoul institute of the arts, guidati dal regista Byungkoo Ahn.
Il Canto di Cheoyong Tra i protagonisti del cartellone della MaMa Spoleto Open, nell’ambito del Festival dei Due Mondi di Spoleto, i componenti della compagnia coreana portano in scena il racconto della tradizione coreana, Il Canto di Cheoyong appunto, trasposto in un lavoro di teatro non-verbale per essere apprezzato da un pubblico quanto più variegato. I linguaggi utilizzati quindi incorporano le arti tradizionali coreane tra cui la canzone Cheryongga, la danza Cheryongmu e la pittura Cheryongdo.
Temi universali La storia, molto semplice e pedagogica, racconta dell’universalità di alcuni temi, come il potere eterno dell’amore, la forza della natura, la diversità e l’inclusione. Lo spettacolo si apre con un tentativo, forse non molto chiaro, di legare questo racconto antico alla contemporaneità, per sottolineare l’importanza immutabile di alcuni temi che ricorrono da millenni.
L’idillio interrotto Il protagonista, Cheoyong, si muove senza peso nello spazio grazie ai passi di danza rituale della tradizione coreana, che gli permettono di raccontare la delicatezza di un primo innamoramento tra due giovani umili che conducono una vita semplice, in armonia con la natura del loro piccolo paese costiero; un idillio interrotto dall’arrivo di un mezzo uomo e mezzo demone che muterà l’andamento della storia.
Applausi per i giovani del Seoul institute of the arts Ad ogni modo tutti gli elementi di scena dialogano tra loro per costruire una narrazione fortemente distante da quella occidentale. Nello spettacolo, infatti, tutto ci parla della Corea, dalla scenografia ai costumi passando per l’interpretazione fino all’uso delle proiezioni. Lo spettacolo piace al pubblico, che tributa ai giovani del Seoul institute of the arts un lungo applauso, chiedendo anche foto e autografi ai componenti della compagnia, in un momento rilevante di incontro e dialogo culturale.
