di Arianna De Angelis Marocco

Il Teatro Romano di Spoleto apre le porte a Fernando Montano, danzatore colombiano, esponente del Balletto nazionale cubano ed ex primo ballerino nel prestigioso Royal ballet londinese. Montano è un uomo carismatico, dalla mole importante e il corpo statuario, lo sguardo intenso e un’energia, tipicamente latina, calda e generosa.

La 66esima edizione del Festival di Spoleto accoglie lo spettacolo Buena Ventura, ovvero una prima assoluta con Montano nella doppia veste di coreografo e danzatore insieme ai ballerini della compagnia londinese Ballet d’Jerri. Buena Ventura, che dà il titolo al progetto artistico in cartellone per il Due Mondi, è in realtà solo l’ultimo disegno coreografico di uno spettacolo che conta sei coreografie firmate da Gomez, Smith e Ashton, e una proiezione video con Montano protagonista. La serata, dunque, ha più il sapore di un gala di danza, che non quello di una rappresentazione con una narrazione omogenea.

A dare l’incipit a questa passerella coerografica è Alejandro Buchelli, regista colombiano, formatosi in Italia all’Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio D’Amico. Lui raccontando aneddoti della difficile messa in scena del progetto, causati da un meteo inclemente e anticipando che quello che a cui avrebbe assistito il pubblico poteva dare l’impressione di non avere un filo conduttore tematico, anche se in realtà, a suo dire, è un excursus sul repertorio che vede protagonista Montano e i sei danzatori del Ballet d’Jerri.

La scena del Romano si presenta contornata da piante in vaso, forse con l’obiettivo di creare un ambiente naturale, rendendo di non facile visibilità lo spazio scenico, in particolar modo per le sedute laterali dell’Anfiteatro. A dare il là allo spettacolo è Montano con un breve assolo in cui mescolaa tecnica classica a un movimento latino tipico della sua terra: subito applausi a scena aperta del pubblico del Festival di Spoleto, che così chiarisce fin dai primi minuti, che è per lui che il pubblico ha portato al sold out il Teatro Romano.

In verità la presenza in scena della star di questa rappresentazione è sicuramente di minor durata rispetto a quella della compagnia che ne condivide lo spazio in un susseguirsi di brani corali e passi a due, di forte estrazione neoclassica con contaminazione contemporanea, che vede le tre danzatrici in scarpette da punta e i tre danzatori in un lavoro di partenariato più riconducibile al balletto classico.

Sono parti corali di dinamica e coreograficamente ritmate e complesse, simili tra loro stilisticamente, presentando una giovane compagnia su cui spicca una danzatrice minuta e potente, dai corti capelli rossi, che mostra una padronanza scenica e duttilità fisica e stilistica di pregio.

Con Buena Ventura ultimo brano coreografico della serata, Montano firma la coreografia che vuole raccontare il suo impegno verso il rispetto per il mondo naturale, presentando la dicotomia tra vicinanza alla natura e l’appartenenza a un modello di società che ci spinge in una direzione opposta, il cui titolo, in verità è più un’evocazione della buona sorte che ha accompagnato la vita dell’autore. Il risultato è una centrifuga di indubbio valore tecnico, a tratti didascalica e musicalmente molto variegata.

Il pubblico Romano accompagna ogni pezzo con applausi molto partecipati in un sequel di danza e saluti che decreta l’appartenenza di questa serata all’impianto del Gala, culminando in un conclusivo applauso che esplicita a Montano la generosa partecipazione del pubblico Festivaliero.

La serata si conclude con la consegna da parte di Ada Urbani, in qualità di presidente dell’associazione Spoleto Festival friends, del premio alla carriera a Fernando Montano, affiancato anche da Monique Veaute, direttrice artistica del Festival di Spoleto, e Andrea Sisti, sindaco di Spoleto.

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