di Arianna De Angelis
Il pubblico del Due Mondi scopre l’inquietudine dell’Hikikomori. La Mama Spoleto Open, progetto speciale del Festival di Spoleto, realizza il secondo sold out della stagione. Dopo il successo di Il mare custodisce del coreografo Afshin Varjavandi, in scena lo scorso 29 e 30 giugno al Creative hub-Cantiere Oberdan, La Mama Umbria replica il tutto esaurito con lo spettacolo Hikikomori della compagnia brindisina AlphaZTL del coreografo Vito Alfarano. Una narrazione sull’isolamento domestico, un fenomeno estremamente diffuso in Giappone e in forte aumento anche nei nostri territori, che indaga la complessità delle emozioni che attraversano una condizione estrema, violenta e pericolosa.
Alfarano, noto coreografo che ha fatto della danza uno strumento di comunicazione sociale, lavorando in contesti di disagio e fragilità, abbraccia questo progetto coreografico con la generosità e l’autenticità di chi sa sporcarsi le mani sul serio. Assistere a Hikikomori ha più il sapore di un’esperienza a cui non ci si può sottrarre.
Per il coreografo e i suoi due prepotenti perfomer, lo spettatore, infatti, deve sentire sulla pelle il disagio e l’inquietudine proprie dell’Hikikomori, ne deve saggiare le sfumature emotive e osservarne le manifestazioni dall’interno. Due giovani performer, Cassandra Bianco e Francesco Biasi, strumenti di una narrazione onesta e brutale, poetica e maleducata, si offrono al pubblico dell’Oberdam, che rimane incollato alla poltrona per 50 minuti senza emettere un suono. I due interpretei sono splendidi e mostruosi, mostrando una padronanza del proprio corpo e del proprio cuore che dona a Hikikomori un’anima profonda.
«Abbiamo lavorato circa sei mesi al buio», raccontano i due interpreti, perché il buio è effettivamente la costante invadente di Hikomori, un buio estetico e un buio nell’anima, che protegge e mostra il brutto, che costruisce ombre e illumina sprazzi d’amore, in un processo di trasfigurazione che porta in scena l’innocenza e la brutalità di queste due anime danzanti.
«E’ stato un lavoro che ha richiesto un lungo processo di documentazione», così Vito Alfarano, sintetizza il percorso drammaturgico di Hikomori, che offre davvero un’opportunità immersiva necessaria per empatizzare con un tema tanto delicato quanto complesso. Il pubblico dell’Oberdan non lesina applausi e approvazione e rimane fuori dallo spazio teatrale per cercare un confronto con gli artisti, manifestando l’evidente necessità di comunicare la potenza di quanto visto e mostrando tratti di vera e propria commozione. Hikikomori sarà in replica il 3 luglio sera alle 21:30 al Creative Hub Cantiere Oberdan.
