di Marta Rosati

Sarà riuscito il candidato sindaco Orlando Masselli in questi undici giorni dalla chiusura dei seggi al primo turno a consolidare il vantaggio di 8 punti percentuali sul suo sfidante Stefano Bandecchi? Quanti e quali ternani andranno stavolta a votare? Questi i quesiti centrali nel periodo in cui non è possibile svelare nuovi sondaggi.

La campagna elettorale volge al termine L’esponente di quella destra che ha governato la città di Terni negli ultimi cinque anni, in vista del ballottaggio di domenica e lunedì 28 e 29 maggio, ha cercato di mettere bene in evidenza tutti i finanziamenti ottenuti e i progetti che saranno realizzati grazie al lavoro dell’esecutivo di cui ha fatto parte. Per questa ragione ha rivendicato di essere la continuità che può assicurare stabilità a Palazzo Spada. Una ricostruzione che stride con la genesi della sua candidatura a sindaco, nata ‘sulle ceneri’ di quello uscente; quel Leonardo Latini che, col favore della Lega, nel 2018 stravinse le elezioni amministrative ed era pronto oggi a un secondo mandato, salvo ritrovarsi più di qualche franco tiratore in consiglio comunale. Primi a voltargli le spalle i suoi compagni del Carroccio, poi i Meloniani che hanno approfittato per mettere la bandierina sulla candidatura del primo cittadino e lasciato che quello ‘tradito’ conducesse in qualche modo la campagna elettorale assieme all’attuale aspirante primo cittadino di Fdi. Una scelta forse non proprio azzeccata.

Latini messo alla porta Nessuno ha mai ufficializzato le ragioni di quel tradimento verso l’avvocato ultracattolico, ma sono informalmente trapelate. Tra queste, l’indigesta garanzia di un posto in giunta per la vicesindaca Benedetta Salvati, senza che passasse per la prova del voto e qualche nomina non gradita a capo delle società partecipate del Comune. Tutto mosso da correnti interne alla Lega che hanno poi spalancato porte e finestre in casa degli altri partiti di maggioranza e fatto arrivare i brividi all’elettorato storico di riferimento. Masselli ha pagato duramente questo stato di cose e conseguito al primo turno un risultato estremamente sottodimensionato rispetto alle aspettative.

Masselli non sfonda Rimanere ampiamente sotto il 40% dei consensi (35,8), pur avendo sette liste a supporto e il sostegno di tanti ministri che da Roma a Terni hanno sfilato per giorni come autorevoli supporters del bancario, non era in programma. Fra il suo 35,8% e il mancato 34% circa del centrosinistra (se Pd-M5s e Cianfoni avessero stretto la liaison) si è imposto Stefano Bandecchi, da sempre considerato la vera incognita della tornata elettorale. Purtroppo per Masselli, vale probabilmente molto poco oggi vantarsi di essere uno dei padri di quelle interlocuzioni tra Governo nazionale, Regione e imprenditore Arvedi per un futuro di investimenti su Ast; l’accelerazione degli ultimi giorni sull’Accordo di programma sa tanto di propaganda. Ma studiamo il competitor.

Alternativa pololare Con un partito pressoché sconosciuto, ma sfruttando la popolarità da patron della Ternana e, paradossalmente, pure quella da clamorose cadute di stile, sotto la guida dell’avvocato Riccardo Corridore e le lezioni di Mascia Aniello (vicina ad ambienti grillini) si è circondato di persone in cerca di visibilità e desiderose di mettersi in gioco, mettendo a punto in pochi mesi una vera e propria macchina da ‘Guerrieri di centro’. Magliette, cappellini, coreografie, cartonati, fumogeni, targhe celebrative, lettere appello a tutte le famiglie ternane e città tappezzata di programmi elettorali. Uno slogan su tutti: ‘Mai più schiavi di Perugia’. Bandecchi fa presa nonostante gli sputi e gli insulti ai tifosi delle Fere, talvolta offese (forse scosse) alla città di Terni, che non è la sua culla ma che lo ha fatto onorario; per i risultati nello sport, ma soprattutto per l’impegno nel sociale, quella beneficenza che oggi alcuni gli rimproverano aver fatto a scopi elettorali. Il divario economico tra le risorse spese da lui rispetto agli altri candidati è nell’analisi dell’insuccesso del M5s ad esempio, ma Bandecchi parla la voce degli imprenditori e odora di speranza; è il nuovo Berlusconi dal quale Terni è attratta, è quello che può ribaltare il risultato del primo turno.

Terni alle urne il 28 e 29 maggio L’apparato di centrosinistra largamente inteso non ha espresso indicazioni di voto per il ballottaggio e ritiene che i due sfidanti siano due facce della stessa medaglia. Politicamente vicini in effetti, ma nell’elettorato, tra il rigurgito antifascista e il voto ‘per dispetto’ come a dare una lezione a chi non si è sforzato di fare il possibile per tentare la scalata a Palazzo Spada, c’è chi non può fare a meno di inciampare (visto che non è la prima scelta) su Bandecchi. La Cgil ad esempio, seppure molto vicina a Kenny e con diversi candidati di propria espressione nelle liste del prof; ma velatamente pure alcuni del Partito socialista italiano. In generale tanti cittadini, delusi dalle logiche che hanno partorito i progetti di destra e sinistra, sono pronti a dare fiducia all’imprenditore livornese che si è già fatto strada verso progetti importanti che vuole realizzare: lo stadio nuovo, la clinica privata, il centro sportivo della Ternana. In assenza di altri interessati, la gestione del PalaTerni. Intanto tramite Unicusano è dentro Universo pane di Ivano Consalvi (Interpan) e sta per aprire un centro estetico a Cardeto.

Stefano Bandecchi Se insomma da toscano, ‘sindaco (eventualmente) con la valigia in mano’, leader politico intenzionato a prendersi la città dell’acciaio, poi l’Umbria, poi Roma, può lasciare spazio al dubbio che non ami Interamna, gli va dato atto che di tasca sua è pronto a fare parecchio altro ancora, forse come nessun ternano prima di lui. Dei numerosi collaboratori di cui si è circondato, 128 i candidati, pochi sono avvezzi alla politica; sfrutterà tutto il loro entusiasmo mentre consuma scarpe a incontrare gente, nelle frazioni, le antiche municipalità, i quartieri, gli uffici, le palestre. Arrambante, istrionico, incline a dichiarazioni sibilline, sempre accompagnate da risatine e sarcasmo, ha dimostrato di sapersi muovere straordinariamente in campagna elettorale. Meglio del suo competitor di destra che vanta però dalla sua un rapporto di fiducia già avviato col personale degli uffici comunali.

Orlando Masselli «La politica si fa seguendo regole scritte, non si improvvisa» è il monito della governatrice umbra Domatella Tesei, alla quale trema la terra sotto i piedi. Ma Bandecchi trova che l’inesperienza sia un discorso demenziale e ne approfitta per cercare una nuova sponda nel centrosinistra. I suoi metodi, per nulla istituzionali, nessuno, per scelta, li ha contestati in campagna elettorale. Strategia perdente? Forse; ma attaccarlo avrebbe potuto significare anche rafforzarlo. Non averlo fatto lascia spazio di manovra elettorale e in ogni caso da zero a 28% significa che quel modo di fare alla gente piace. Masselli intanto ha aggiustato il tiro: colori più freschi accompagnano i suoi manifesti elettorali, si circonda di giovani e pungola il suo avversario politico con frecciate di ternanità. Qui le sue radici sono profonde, ma quello che ha davanti è un vero e proprio terremoto che non si nasconde dietro un social media manager che posta foto per lui, piuttosto gira video di continuo e sfrutta tutto il suo potere comunicativo. La partita è apertissima e dal governo, venerdì sera, nessuno è atteso al Met per un’ultima spintarella a Fratelli d’Italia e alleati. Il finale di campagna elettorale sa solo di porchetta e altre degustazioni; a meno che Bandecchi non sfoggi qualche sorpresa Marvel come è nel suo stile.