di Daniele Bovi
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Il centrosinistra che si aggiudica la sfida più importante segnata da un astensionismo record, che dove si ricompatta vince (come a Trevi) e il Movimento 5 Stelle che non replica il successo delle politiche di febbraio. Ad un primo sguardo sembrano essere questi i dati politici più rilevanti della tornata che ha portato al voto cinque comuni umbri. A Corciano, Trevi e nella piccola Monte Santa Maria Tiberina vince il centrosinistra, mentre il centrodestra strappa Castel Giorgio al centrosinistra e si conferma in una corsa tiratissima a Passignano: a dividere Ermanno Rossi e Ornella Bellini sono infatti appena 16 voti.
Il secondo tempo adesso potrebbe giocarsi tramite il riconteggio che il centrosinistra chiederà all’interno di una partita che sembra essersi decisa a Castel Rigone: 299 voti per il centrodestra di Rossi, appena 72 per l’ex assessore provinciale al Bilancio (che complessivamente conquista 1.202 voti, 140 in meno della coalizione di cinque anni fa). Una frazione approdata in Lega Pro con la squadra di calcio di Cucinelli e che può vantare una delega apposita, quella alla «valorizzazione di Castel Rigone» affidata fino ad oggi a Eugenio Rondini, secondo nella lista del Pdl dietro al sindaco uscente Bellaveglia.
Tutti gli occhi erano però concentrati su Corciano, unico comune oltre i 20 mila abitanti che elegge Cristian Betti (33 anni, 29 per il neo sindaco di Monte Santa Maria, Letizia Michelini) con un inequivocabile 68%. Sull’elezione di Betti c’è però un’ombra lunga, quella dell’astensione: alle urne è andato solo il 55% dei corcianesi, il 24% in meno rispetto al 2009. Un dato sul quale tutti devono riflettere per una lunga serie di motivi. Primo perché arriva dalla città più importante al voto e secondo perché si verifica in un territorio, l’Umbria, che nel corso dei decenni ha fatto dell’impegno e della partecipazione della sua gente un vanto.
FOTOGALLERY: LE VITTORIE DI BETTI E ROSSI
Statisticamente le elezioni politiche hanno un appeal più forte e portano più gente al voto rispetto alle amministrative, ma il 55% di Corciano (a Passignano e Monte Santa Maria -10%, a Trevi -6,5%; tiene Castel Giorgio, -3,5%) è uno di quei numeri che fanno pensare. Tra un anno esatto si terrà una tornata fondamentale con decine di comuni al voto, compresi i due capoluoghi di provincia, e quello di Corciano sembra essere l’ennesimo segnale lanciato dall’elettorato. Dargli un volto politico non è semplice: stanchezza? Incertezza? Disimpegno? Una bocciatura dell’intero sistema?
Quale che sia il volto ignorarne i tratti, fare finta che nulla sia successo, che quasi una persona su due abbia deciso di non dare fiducia a nessuno, che non valesse la pena scegliere l’istituzione dello Stato a lui più vicina sarebbe un comportamento autistico e suicida. Da Corciano arrivano però altri spunti di riflessione (il Prc, reduce dal flop di Ingroia mantiene in termini assoluti gli stessi voti del 2009) che riguardano il M5S e il suo rapporto con il territorio. Come accennato, paragonare amministrative e politiche ha senso fino ad un certo punto ma il risultato negativo dei pentastellati è evidente: dai 3.032 voti di febbraio ai mille di domenica e lunedì.
Che dicono questi numeri? Dicono che in un’elezione locale non si inventa nulla, che sul territorio le risorse (umane ed economiche), le strutture, il radicamento e una classe dirigente visibile e costruita nel corso del tempo contano eccome. Tutti punti sui quali il M5S è deficitario e che hanno relativamente meno rilevanza per le politiche, tanto più se si vota con liste bloccate. Stavolta poi il movimento di Grillo, che a febbraio ha pescato a piene mani nell’astensione, non riesce a livello locale a parlare a quel bacino e a rappresentare quella terza via imboccata dal 25% degli italiani tre mesi fa.
Il megafono-Grillo insomma non basta per raccogliere le preferenze «porta a porta» da parte degli aspiranti consiglieri comunali. Tra le percentuali si pone poi un paradosso: il movimento nato dai meet-up, tutti centrati sui problemi territoriali, fa più fatica proprio quando si tratta di elezioni territoriali. Migliori invece sono i risultati in quelle zone dell’Umbria dove il lavoro (vedi il Folignate-Spoletino e il 19% di Trevi, comunque oltre 800 voti in meno rispetto a febbraio) va avanti da più a lungo. Oltre al paradosso c’è poi una domanda: cosa vuol essere il M5S a livello territoriale? Infine, altrettanto poco senso ha affermare, per tutto quanto detto sopra e non solo, che in alcuni casi è stato ribaltato il risultato delle politiche. Non si possono tirare fuori a febbraio i risultati di vecchie amministrative per dire che il proprio partito «tiene» in confronto a quelle e poi, a maggio, sostenere l’ipotesi del ribaltamento.
