©Fabrizio Troccoli

Il sistema di finanziamento delle università italiane entra in una fase di passaggio che, nei prossimi mesi, sarà decisiva per la distribuzione delle risorse pubbliche. Al centro c’è la nuova Vqr 2020-2024, la valutazione della qualità della ricerca condotta dall’Anvur, che diventa uno degli elementi utilizzati per il riparto del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) 2026.

Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, il ministero dell’università sta lavorando a diversi scenari per la redistribuzione della quota premiale del fondo, cioè quella parte di risorse che non viene assegnata in modo fisso ma sulla base di indicatori di performance. La discussione è stata al centro anche di un confronto tra la ministra Anna Maria Bernini e la conferenza dei rettori delle università italiane.

Il punto centrale è che la nuova Vqr ha evidenziato una situazione non uniforme tra gli atenei: una parte consistente delle università statali ha registrato un peggioramento degli indicatori sintetici della ricerca rispetto al ciclo precedente 2015-2019. Questo elemento apre la possibilità di una revisione dei criteri di distribuzione delle risorse.

Nel sistema attuale, infatti, il Ffo si compone di una quota base e di una quota premiale. Quest’ultima dipende da indicatori come i risultati della ricerca, la qualità della didattica e la capacità di attrarre risorse esterne. È proprio su questa parte che si sta concentrando il lavoro del ministero, che sta valutando diverse ipotesi di distribuzione per evitare effetti troppo penalizzanti su una parte degli atenei.

Un altro elemento rilevante è che il ministero sta ipotizzando un meccanismo di attenuazione degli effetti della Vqr, spesso indicato come “paracadute”, per evitare oscillazioni troppo marcate nei bilanci delle università. Le ipotesi allo studio prevedono diversi livelli di variazione possibile delle risorse rispetto all’anno precedente, con l’obiettivo di mantenere una certa stabilità complessiva del sistema.

In questo quadro rientra anche l’Università degli studi di Perugia. L’ateneo è coinvolto nella Vqr 2020-2024 come tutte le università statali italiane e i suoi indicatori sono già stati pubblicati nei rapporti Anvur. Tuttavia, allo stato attuale, non esiste ancora una sintesi ufficiale che collochi l’Università di Perugia in una categoria definita di miglioramento o peggioramento rispetto al ciclo precedente.

Il motivo è tecnico: i dati Vqr sono articolati per aree scientifiche e indicatori complessi e diventano operativi ai fini del finanziamento solo quando il ministero definisce i pesi con cui trasformarli in criteri di riparto del Ffo. Questo passaggio non è ancora stato completato.

Per questo la fase attuale è ancora intermedia: i risultati della valutazione sono noti, ma non è ancora definito il loro impatto economico diretto sui singoli atenei.

Il ministero dell’università e della ricerca punta a definire entro i prossimi mesi il decreto sui criteri di riparto del Ffo 2026. Solo in quel momento sarà possibile capire con precisione quali università beneficeranno della nuova distribuzione e quali, invece, vedranno una riduzione della quota premiale.

In altre parole, la Vqr 2020-2024 è già stata completata come valutazione scientifica, ma non è ancora diventata pienamente un parametro di finanziamento. È in questa fase di transizione che si colloca il confronto tra ministero e sistema universitario e che si determineranno gli effetti concreti sui bilanci dei singoli atenei, compreso quello di Perugia. effetti concreti sui bilanci dei singoli atenei, compreso quello di Perugia.

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