©Fabrizio Troccoli

Sempre più bambini umbri si vanno a curare fuori regione. E’ l’ultima fotografia scattata dal report promosso da Svimez ‘Un paese due cure. I divari Nord – Sud nel diritto alla salute’, presentato mercoledì a Roma alla sede di Save the Children.

L’Umbria risulta con il 26,8% dei suoi pazienti pediatrici sottoposti a diagnosi, cure, terapie, ricoveri, interventi chirurgici fuori dalla propria regione. E’ tra le regioni che richiamano maggiore attenzione rispetto all’indice di fuga, essendo le altre con percentuali molto alte tutte regioni del Sud Italia.

Con il suo 26,8% di bambini che si curano in altre regioni, ovvero dal nord (con percentuali minori al centro nord), la nostra regione si deve rapportare a un dato medio nazionale dell’indice di fuga dell’8% sul 2020. Vale a dire quasi 20 punti percentuali in più della media delle regioni italiane.

Le differenze territoriali vanno dal 3,4% del Lazio, un dato bassissimo, cioè meno della metà della media nazionale, (con una sanità territoriale – va precisato – caratterizzata dalla poderosa presenza del sistema sanitario della capitale e ben note e attrezzate strutture sanitarie specializzate sulla cura dei bambini, tra l’altro convenzionate, con molti ospedali italiani particolarmente per le patologie più gravi) al 43% del Molise, ovvero oltre 4 bambini malati su 10 che si vanno a curare fuori da questa regione.

L’Umbria con la sua alta percentuale di migranti pediatrici, supera perfino la Calabria che nel rapporto Svimez ‘Un Paese due cure’ segna i dati peggiori sugli indici di migranti sanitari in generale, sia rispetto al sesso, alle età che alle patologie, però nel caso dei bambini calabresi si tratta del 23,6% che si curano fuori regione, quasi tre punti percentuali in meno dei piccoli pazienti umbri.

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