tracciato Nodo Perugia
Il tracciato del Nodo di Perugia

di D.B.

Ogni 10mila persone in Umbria ci sono quasi 50 km di strade regionali e provinciali, più del doppio della media italiana. È anche da questo dato, contenuto nell’ultimo rapporto del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che parte Legambiente per ribadire la sua posizione contraria al Nodo di Perugia, la bretella che dovrebbe collegare Collestrada a Corciano; opera da almeno 1,5 miliardi di euro della quale si parla da oltre 20 anni, durante i quali non è stato mai stanziato un euro.

Legambiente Secondo Legambiente, il progetto rappresenta una risposta superata a un problema complesso. L’associazione sottolinea come l’Umbria continui a investire su asfalto e cemento mentre perde popolazione: tra il 2012 e il 2023 i residenti sono diminuiti di 33mila unità, a fronte di un consumo di suolo che ha superato i mille ettari. Le infrastrutture di trasporto incidono per circa il 40 per cento di questo dato. In questo contesto, la previsione di una nuova grande opera stradale viene letta come una scelta incoerente con le esigenze attuali. «Costruire nuove strade – spiega l’associazione – non è una risposta: è ripetere lo stesso errore».

Opera inutile Il punto centrale riguarda l’utilità dell’intervento. Per Legambiente, i benefici del Nodo restano incerti, mentre risultano chiari i costi economici e ambientali. L’investimento stimato, pari a circa 1,6 miliardi di euro, potrebbe essere destinato ad altri ambiti considerati prioritari per la competitività regionale: digitalizzazione, trasporto pubblico, energie rinnovabili e riqualificazione urbana. L’associazione evidenzia anche una contraddizione nel dibattito locale, dove alla difesa del paesaggio rispetto agli impianti energetici si affianca una crescita costante di superfici impermeabilizzate legate a strade, parcheggi e insediamenti commerciali. Viene quindi richiesto un cambio di impostazione, con maggiore attenzione alla mobilità ferroviaria e ai servizi per le aree interne, oltre a un confronto pubblico sulle scelte infrastrutturali. L’obiettivo indicato è spostare il baricentro degli investimenti verso soluzioni ritenute più sostenibili e coerenti con la transizione energetica.

In consiglio Sul fronte istituzionale, il Nodo di Perugia resta al centro del confronto politico. In Consiglio regionale nei giorni scorsi il tema è stato oggetto di un question time, con la richiesta di chiarimenti avanzata dal consigliere Nilo Arcudi, che ha sollecitato una posizione definita della giunta e un’iniziativa concreta nei confronti del ministero delle Infrastrutture per ottenere i finanziamenti necessari, almeno per l’ormai famoso Nodino, ovvero il primo tratto tra Collestrada e Madonna del Piano, già progettato e inserito nella programmazione Anas.

De Rebotti L’assessore regionale Francesco De Rebotti ha indicato come linea quella di superare interventi parziali e puntare a una progettazione complessiva dell’opera, definita «un’opera strategica nazionale», accompagnata da un finanziamento integrale: «L’impegno della giunta – ha detto – è quello di portare avanti una progettazione univoca dell’interno Nodo, che deve essere totalmente finanziata». La Regione ha già presentato la proposta al Ministero, inserendola nel quadro più ampio delle infrastrutture strategiche del Centro Italia. L’intenzione è quella di collocare il Nodo in una dimensione nazionale, anche in relazione ad altri assi viari e progetti interregionali. La disponibilità complessiva di risorse indicata dal Ministero, pari a circa 1,6 miliardi, impone una selezione delle priorità, all’interno della quale l’opera perugina cerca spazio.

Pd e Cgil Nel dibattito sono intervenute anche le forze politiche e sociali. Il Pd di Perugia in settimana ha confermato il proprio orientamento favorevole, definendo la bretella una priorità strategica e sostenendo l’azione della Regione per ottenere i finanziamenti necessari, pur riconoscendo i tempi lunghi che caratterizzano opere di questo tipo e le difficoltà legate alla riduzione delle risorse nazionali per il trasporto. Dall’altra parte della barricata, oltre ad Avs, c’è anche la Filt Cgil Umbria, che giudica il progetto inefficace se non inserito in un sistema integrato con trasporto pubblico e ferrovia. Il sindacato propone un rafforzamento dell’intermodalità e una pianificazione complessiva della mobilità, ritenendo che nuove strade, da sole, non siano in grado di ridurre il traffico.

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