Si è conclusa con sette rinvii a giudizio l’udienza preliminare a carico di altrettante persone accusate di aver messo in atto una truffa ai danni di alcune assicurazioni per ottenere risarcimenti più alti in seguito a incidenti stradali. Il giudice Carla Giangamboni ha accolto in pieno la richiesta del pubblico ministero Giuseppe Petrazzini che aveva coordinato l’inchiesta.

La Vocit, una sedicente società specializzata, prometteva consulenze gratuite e assistenza legale a chi, rimasto vittima di un sinistro, voleva un risarcimento. La stranezza però, all’ospedale di Città di Castello, stava nel fatto che era la stessa società a trovare gli infortunati, e non il contrario. Questo accadeva perché, secondo la ricostruzione accusatoria, c’erano dei dipendenti dell’Asl n.1 di Città di Castello e uno dell’ospedale di Terni che avvisavano direttamente il titolare della Vocit quando c’era un infortunato in cambio di 50 euro per ogni nominativo fornito. La ditta, formata dal titolare, sua moglie, sua madre e un medico ortopedico compiacente, una volta trovato il cliente, provvedeva ad allungarne i tempi di guarigione e ad aggravarne la salute tramite falsi certificati medici che dichiaravano postumi o lesioni inesistenti e anche trattamenti sanitari non effettuati . L’obiettivo era quello di ottenere un risarcimento più alto da cui la ditta ne sottraeva una parte per il «lavoro» svolto. Le sette persone sono accusate a vario titolo di associazione a delinquere, truffa, corruzione, violazione del segreto d’ufficio ed esercizio abusivo dell’attività medica. Per loro l’appuntamento in aula è fissato per il 9 maggio 2011.

L’indagine era nata dalle segnalazioni di avvocati tifernati che, trovato il volantino pubblicitario con cui la ditta si promuoveva, ipotizzarono l’esercizio abusivo della professione legale. I clienti risultarono invece estranei al sodalizio. A difendere le sette persone che si proclamano innocenti sono gli avvocati Marco Brusco e Alberto Stafficci. L’avvocato Brusco in proposito ha affermato che i suoi clienti «dimostreranno la loro estraneità in dibattimento».

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