di Maurizio Troccoli
Torino prova a recuperare terreno su Perugia, ma le occasioni perdute rendono la partita più che insidiosa. Parliamo di Cioccolatò la chermesse torinese competitor di Eurochocolate, che dopo l’edizione mancata del 2024 prova a rifarsi il look stravolgendo l’identità: meno bancarelle e più cultura. E’ stata infatti annunciata la nuova edizione che vede protagonista la Camera di commercio unitamente a un protagonismo del Comune torinese che farcisce di carattere e risorse pubbliche l’appuntamento goloso, distinguendolo quindi da quello umbro che ha assunto sempre più una dimensione commerciale, fino a diventare appuntamento a pagamento, nei padiglioni di Umbriafiere, a Bastia. Quest’anno, come in tanti ricordano, Eurochocolate è ritornato nel salotto di corso Vannucci, dopo anni di assenza.
L’interruzione di Cioccolatò a Torino si è misurata anche con eventi giudiziari che hanno colpito il percorso di crescita della manifestazione. Ma nella storia di quell’evento Eurochocolate ha segnato una presenza più che significativa essendone protagonista dal 2010 al 2015. Poi le decisioni della nuova amministrazione torinese hanno cambiato il percorso segnato a quell’appuntamento ed Eurochocolate non ha più fatto parte della gestione, finita in mano ad altri soggetti rispetto ai quali l’organizzazione perugina ha anche fatto ricorso sollevando questioni di legittimità sui bandi. Carte bollate a parte, Torino dal prossimo febbraio ci riprova nel tentativo di rilanciare la manifestazione, parlando di questa edizione come dell’anno zero da cui ripartire.
«La cultura intorno al cioccolato – dice il patron di Eurochocolate Eugenio Guarducci a Umbria 24, la facciamo anche noi. E da molto tempo. La facciamo, l’abbiamo fatta e la continuiamo a fare a Perugia. Ma l’abbiamo fatta anche a Torino. Sappiamo tuttavia che nel bisogno di sintesi della narrazione giornalistica, quando si parla di cioccolato e di golosità funziona molto di più una bella ragazza a fianco a una tavoletta di cioccolato piuttosto che un tavolo di relatori che approfondiscono temi importantissimi del cacao e del cioccolato che interessano il mondo intero. Guardiamo – aggiunge Guarducci – al nuovo appuntamento torinese con grande interesse, augurando agli organizzatori un appuntamento di successo. Restiamo aperti a tutte le collaborazioni possibili. Anche all’ultimo appuntamento di Eurochocolate ci siamo incontrati con loro e c’è stata una occasione di incontro anche tra loro e le istituzioni perugine. Tengo a ribadire tuttavia che i rapporti debbano essere intessuti attorno a una concorrenza sana e corretta. Sottolineo sana e corretta. Le uniche premesse che consentono a chiunque di potersi sfidare anche sul piano di primati in una dimensione globale».
Il cioccolato disegna una geopolitica che da sempre vede l’Umbria e il Piemonte come due distretti forti. La storia, la produzione artigianale ma anche la presenza di multinazionali nei rispettivi territori offre al mondo due regioni con caratteristiche differenti sul terreno del cioccolato. Da un lato abbiamo il Piemonte con il suo imponente distretto della produzione. Il cioccolato prodotto lì, in termini di dimensioni non ha paragoni con Perugia e l’Umbria. E’ molto più fitta e solida la rete di piccole e medie imprese produttrici. Basti pensare agli stabilimenti di Alba. Poi c’è una storia del cioccolato che affonda le radici nella famiglia sabauda quando cioè era già diffuso, ad esempio il consumo della cioccolata calda. Quindi la multinazionale Ferrero che approvvigionandosi in tutto il mondo ha un importante stabilimento in Piemonte e fonda parte della sua produzione in quel territorio. Ma Mon chéri e Rocher non portano il marchio della città.
A Perugia invece l’altra multinazionale, Nsetlè che detiene il marchio Perugina sul cioccolato più importante delle sue linee, il Bacio appunto, porta il nome della città. La storia del cioccolato a Perugia tra l’altro è più recente e risale appunto alla storia del Bacio Perugina e di Luisa Spagnoli: due date quella perugina del 1907 e quella del gianduiotto del 1865 marcano, più di altre, una distanza temporale tra le due tradizioni. C’è tuttavia un’altra data che fa segnare il passo di Perugia su Torino: è quella del 1994, la data della nascita di Eurochocolate che con una imponente battaglia di marketing ha affidato a Perugia l’innegabile primato sulla capitale del cioccolato.
Cioccolatieri e tonnellate di produzioni non l’hanno avuta vinta sulla capacità sviluppata a Perugia di nutrire l’immaginario attorno al cioccolato, richiamando fiumi di persone in quella che i golosi oggi riconoscono essere la capitale del cioccolato italiano, che presto avrà un suo museo le cui dimensioni e articolazioni, al momento, non temono competitor.
Un’altra piccola parentesi tra le due regioni attorno al tema del cioccolato, ha un carattere agricolo. La nocciola delle Langhe, la Tonda gentile non conosce paragoni rispetto alla tonda Francescana coltivata in Umbria. La prima ha un distretto e una produzione consolidata, la seconda, quella umbra, è pressoché in una fase postsperimentale ancorché con buoni presupposti di crescita. Infine l’Umbria deve riconoscere un ulteriore ritardo: i maitre chocolatier, i maestri cioccolatieri, una professione richiesta e con assicurate garanzie di successo sul mercato che, in Umbria, non hanno ancora conosciuto occasioni importanti di formazione. C’ha provato l’Università dei sapori per un certo periodo, ma l’esperienza è tramontata. La sfida potrebbe passare ora al museo del cioccolato che al proprio interno probabilmente realizzerà percorsi di formazione per sfornare maestri cioccolatieri. Ma questa è una storia tutta da scrivere e probabilmente regolamentare e certificare.
