di Francesca Marruco
E’ finita con un non luogo a procedere l’inchiesta sulla presunta maxitruffa da 3 milioni di euro che, secondo l’accusa, 80 tabacchicoltori dell’Umbria e di altre regioni d’Italia avevano posto in essere ai danni dell’Unione Europea.
Non luogo a procedere Il gup Massimo Ricciarelli ha chiuso la questione con un non luogo a procedere perché il fatto non sussiste per tutte le ipotesi di associazione a delinquere contenute nel capo d’imputazione. Per quanto riguarda invece le ipotesi di truffa è scattata la prescrizione. Il giudice ha però trasmesso alcuni atti alla procura della Repubblica di Perugia perché per lui esisterebbero delle condotte delittuose, non ancora cadute in prescrizione, inquadrabili nel reato di truffa e rubricate nell’inchiesta come altri reati.
L’accusa Secondo l’indagine condotta dal nucleo antifrodi dei carabinieri di Roma e coordinata dalla Procura perugina, i tabacchicoltori avevano truffato l’Ue per ottenere premi di produzione pur non avendone titolo. Nello specifico, sempre secondo l’accusa, molti imputati, ormai prosciolti, avrebbero finto di spedire tabacco all’estero accedendo così a fondi comunitari, ma la merce sarebbe tornata nel magazzino di partenza anche lo stesso giorno della spedizione.
Indagati in mezza Italia Sul banco degli imputati sedevano tabacchicoltori ma anche esponenti delle aziende dove viene spedito il tabacco per essere pesato. Al loro fianco, tra gli altri, gli avvocati Valeriano Tascini, Carla Archilei, Luca Gentili, Carla Draghi, Manlio Morcella, Emilio Mattei e Bernando Paolieri. L’operazione dei carabinieri aveva coinvolto persone provenienti da tredici province oltre quelle di Perugia e Terni (ossia Varese, Verona, Firenze, Siena, Arezzo, Teramo, Roma, Latina, Potenza, Matera, Caserta, Benevento e Lecce).

