
di Francesca Marruco
Anche se mancano ancora all’appello l’arma del delitto, il coltello con cui Antonio Leandri avrebbe poi fatto a pezzi il padre, e parte del cadavere della vittima, Olinto Leandri, al gip che domani mattina deciderà se convalidare o meno il fermo per omicidio volontario e soppressione di cadavere si presenta un quadro piuttosto delineato.
Tour dell’orrore Una confessione in piena regola, con tanto di indicazioni ai carabinieri sui posti in cui cercare i pezzi del cadavere del padre. Li ha accompagnati indicando i punti precisi in cui cercare. «Ho gettato il coltello nel Chiascio dal ponte, vicino al palo sull’arcata centrale e la mazzetta nel Tevere a Ponte San Giovanni». In cui scavare. Perchè i pezzi di cadavere erano stati sotterrati. Sempre Antonio ha accompagnato i militari a San Terenziano a recuperare il secchio con la testa coperta dal cemento. E a Montelaguardia: «Qui ho sotterrato un braccio e una gamba».
Setacciato il Chiascio E infatti venerdì, i carabinieri del Roni, guidati dal capitano Giovanni Rizzo, insieme al gruppo dei sommozzatori dell’arma hanno setacciato quella zona. I sub si sono immersi e con un particolare metal detector hanno cercato il coltello in lungo e in largo. Ma senza esito. Con le piogge dei giorni scorsi potrebbe essere stato trascinato lontano. La mazzetta con cui avrebbe colpito il padre alla testa invece sarebbe stata buttata nel Tevere a Ponte San Giovanni. Mazzetta che era in casa perché stavano facendo dei lavori. Una presenza casuale, quindi, che rafforzerebbe la tesi dell’omicidio volontario, ma non premeditato. I militari contano di cercare in quella zona dopo aver cercato ancora a Torgiano. Riprenderanno sabato mattina. Non è chiaro per quanto ancora continueranno. Anche il Tevere, con la rottura della diga di Montedoglio ha avuto ondate di piena che potrebbero aver trascinato il martello. Potrebbero non trovarlo mai.
Manca il busto Anche parte del cadavere, il busto, manca ancora all’appello, ma, secondo gli investigatori, dato il punto in cui è stato buttato, potrebbe essere stato mangiato dagli animali selvatici come già accaduto con i resti ritrovati sul Tezio. Anche per la parte mancante del corpo non è chiaro quanto ancora andranno avanti le ricerche. Anche perché, nei punti in cui Antonio ha detto di aver gettato i resti del padre, quei resti c’erano: se il busto manca, potrebbe essere stato mangiato o trascinato molto lontano dai cinghiali.
Un altro avvocato Con la decisione di domani del gip Alberto Avenoso si metterà un primo punto fermo alla vicenda dal punto di vista giudiziario. Intanto Antonio Leandri ha nominato come sue legale anche Adele Lerose, oltre a Sabrina Castellani, il legale d’ufficio presente all’interrogatorio che ha portato al fermo. Le due saranno presenti domani mattina nel carcere di Capanne per assistere Antonio Leandri durante l’udienza di convalida del fermo.
La strana revoca dell’avvocato Gentili Intanto invece, l’avvocato Luca Gentili, indicato in un primo momento dallo stesso Leandri come suo legale di fiducia, già da prima del fermo per omicidio, è stato revocato. Il legale però, vuole sottolineare che non è stato debitamente avvisato dalla procura, al momento in cui Leandri, durante l’interrogatorio diventava ufficialmente indagato, altrimenti non lo avrebbe mai lasciato solo.« Ho ricevuto – racconta l’avvocato Gentili -una telefonata intorno alle 12 sul mio cellulare mentre ero in macchina perché stavo tornando da Terni. E’ caduta la linea, io non ho chiamato immediatamente perché guidavo, preciso che sul mio cellulare c’è la segreteria ma non c’era nessun messaggio. Quando ho richiamato mi ha risposto il centralino della procura che mi ha detto che se non dicevo chi mia aveva cercato , non potevano passarmi nessuno. Ma io non lo sapevo. L’ho saputo la sera dalla stampa. A quel punto mi sono attivato per intervenire ma mi è stato detto che la mia nomina era stata revocata». L’avvocato Gentili era l’avvocato di famiglia, aveva seguito Olinto nella denuncia per violenza sessuale e lo stesso Antonio in quella per estorsione. Aveva anche seguito l’acquisto dell’appartamento dato poi ad un’amica del pensionato.
Il ricordo dell’inquilina di via Cartolari Olinto Leandri, che in tanti anni di residenza in via Cartolari, un’inquilina dello stesso palazzo ha visto si e no dieci volte. «Lo vedevo molto più spesso alla stazione che a casa», ha detto. Olinto alla stazione ci andava per cercare donne con cui passare qualche momento. Del figlio parricida invece l’inquilina ci dice che lo avrebbe definito una persona «mite», di certo non uno di cui avere paura. Un po’ sui generis si, ma non pazzo. «Da piccolo veniva alle riunioni condominiali con la mamma, che era quella con cui avevo più rapporti, a volte si metteva a fare dei racconti strani e finiva tutto in una risata». Ma del delitto non si è accorta di nulla, «pensare che sia avvenuto tutto un piano sopra la mia testa fa rabbrividire».
