di Francesca Marruco
«Devo accettare dentro di me ciò che la legge consente anche a chi la legge non la rispetta». E’ l’amara valutazione del padre del maresciallo Andrea Angelucci, investito e ucciso da Rocco Varanzano il primo ottobre 2009, all’uscita dall’udienza in cui la corte d’assise di Perugia ha concesso il rito abbreviato all’imputato.
Cerca pena equa «Spero che verrà punito per quello che ha fatto a mio figlio, che la pena sia equa. Non è facile per me però» ha detto ancora Dario Angelucci riferendosi al fatto che, con il rito abbreviato, in caso di condanna, la pena verrà ridotta di un terzo. Lui e i familiari del maresciallo, si sono costituiti parte civile con l’avvocato Maria Mezzasoma. Oltre alla riduzione di pena per il rito abbreviato, Rocco Varanzano, allo stato accusato di omicidio volontario, mira, tramite il suo pool di legali a far riqualificare il reato a omicidio preterintenzionale.
Volontario o preterintenzionale? L’imputato infatti, reo confesso, ha sempre sostenuto di non aver voluto uccidere il maresciallo Angelucci quando lo investì con il Bmw X5 che aveva rubato poco prima. Un perito in sede di incidente probatorio invece ha stabilito il contrario, il Suv era lanciato a folle velocità contro i carabinieri che gli avevano intimato l’alt al posto di blocco. La difesa di Varanzano, composta dagli avvocati Andrea Stefani, Laura Modena e Samanta Amodio, mira a dimostrare il contrario tramite le testimonianze a cui aveva condizionato la richiesta di rito abbreviato. Il gip Massimo Ricciarelli aveva respinto la stessa richiesta ripresentata ora in corte d’assise.
Il calendario delle udienze In particolare, il 29 settembre prossimo verranno ascoltati l’altro carabiniere in pattuglia insieme al maresciallo Angelucci, Mauro Merli, e altre due persone presenti. Il 6 ottobre prossimo ci sarà invece la discussione davanti alla corte d’assise presieduta da Giancarlo Massei e a latere Paolo Micheli. La difesa si è detta «soddisfatta» e pronta a convincere i giudici che Varanzano deve essere punito per omicidio preterintenzionale e non volontario. Con una determinazione di pena totalmente diversa.
Investimenti e tentati investimenti, 14 capi d’imputazione Rocco Varanzano quel primo ottobre del 2009 aveva investito il maresciallo Angelucci ad un posto di blocco a Volperino istituito dopo che lo stesso Varanzano aveva forzato un altro posto di blocco a Foligno, ferendo altri due militari del Norm della locale compagnia. Non solo, la stessa sera, dopo essere fuggito da Volperino cercava di speronare un’auto della polizia stradale e la mattina dopo a Modena, dove infine venne arrestato, fu protagonista di una fuga nel centro di Modena, bloccata dagli agenti della questura. Ma anche lì, Varanzano cercò di uccidere l’agente scelto Christian Salzetti. Su Varanzano pendono infatti ben 14 capi d’imputazione che il pubblico ministero Manuela Comodi non è intenzionato a far riqualificare.

