Foto archivio Umbria24

di Enzo Beretta 

Richiesta di custodia cautelare in carcere per tredici persone indagate dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Perugia nell’ambito di un’inchiesta del Gico della Guardia di Finanza che fino a questo momento ha portato al sequestro di quattro chili di cocaina e di oltre 80 mila euro. La presunta organizzazione – secondo quanto emerso – disponeva di armi da fuoco (pistole): in Umbria c’è stata una sparatoria nel corso della quale sono stati esplosi colpi che hanno mandato in frantumi i vetri di una Jeep Renegade.

La droga da tutto il mondo Davanti al giudice Margherita Amodeo sono iniziati gli interrogatori preventivi degli indagati: si tratta di 11 albanesi, quasi tutti residenti a Perugia, un marocchino e un salernitano. La droga proveniva da diverse rotte: Belgio, Olanda, Germania, Spagna, Ecuador, Brasile, Svizzera e Albania. Per poi essere spacciata velocemente – è emerso – nei boschi, nei parcheggi dei centri commerciali, nei night-club, nei distributori di benzina, nei pressi di ristoranti e fast-food di Perugia. Gli investigatori del Gruppo operativo antidroga delle fiamme gialle – guidati dal pm Gennaro Iannarone – hanno ricostruito anche «cessioni a domicilio» di cocaina direttamente a casa dei clienti.

Fino a 50 consegne di cocaina al giorno Migliaia le cessioni di dosi finite nel mirino delle indagini: uno dei principali addetti alla distribuzione effettuava mediamente tra le 40 e le 50 consegne. Sopra di lui – secondo chi indaga – una catena di ruoli e responsabilità: c’era il capo promotore e organizzatore del presunto sodalizio, chi intratteneva rapporti con i fornitori (anche esteri), i corrieri, chi si preoccupava dello stoccaggio, del confezionamento e del taglio della ‘coca’ in un appartamento preso in affitto, addetti alla logistica e al trasporto. Della squadra avrebbero fatto parte pure un magazziniere, una ‘custode’ che sorvegliava lo stupefacente, venditori al dettaglio e un responsabile che coordinava e finanziava l’acquisto della droga destinata al mercato di Perugia. 

Le città coinvolte L’indagine, iniziata con l’arresto di due albanesi a Città di Castello nel 2022, si è allargata nel corso dei mesi e, con le difficoltà del caso legate all’utilizzo da parte degli indagati di applicazioni come WhatsApp, Signal, FaceTime e Snapchat, ha portato a documentare il vorticoso giro di cessioni nel capoluogo umbro ma anche a Ponte Valleceppi, Ponte San Giovanni, Collestrada, Ponte Felcino, Colle Umberto, San Martino in Campo, Ponte Pattoli, Piscille, Corciano, Passignano sul Trasimeno, Umbertide, Pierantonio, Assisi, Petrignano, Santa Maria degli Angeli, Palazzo, Rivotorto, Castelnuovo, Bastia Umbra, Magione Castiglione del Lago, Valfabbrica, Deruta, Torgiano, Cannara, Gubbio, Bettona e Spoleto. Sebbene l’Umbria fosse il cuore operativo, l’organizzazione effettuava scambi e reperimenti anche fuori regione, in località come Foiano della Chiana (Arezzo), Bologna, Roma e zone della Campania.

Le ‘auto clonate’ Quattro indagati devono rispondere dell’accusa di associazione per delinquere ai fini di spaccio di ingenti quantitativi di cocaina: per l’attività illecita sarebbero state utilizzate autovetture clonate (quasi tutte rubate in Campania, Napoli e provincia) ossia vetture rubate dotate di targhe e documenti contraffatti per sembrare regolari e muoversi liberamente per eludere i controlli. Tra queste anche una Fiat 500, un’Alfa Romeo Stelvio e una Jeep Renegade. Da qui, per alcuni indagati, la contestazione di ricettazione e riciclaggio.

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