In Umbria il tasso di occupazione femminile ha raggiunto il 63% nel 2025, in aumento di 1,9 punti percentuali rispetto al 61,1% del 2024. Le donne occupate sono salite a 172.300, con 3.100 lavoratrici in più in un anno. Restano le differenze nei redditi: nel 2024 quello medio annuo da lavoro delle donne umbre era di 20.721 euro, contro i 27.141 euro degli uomini.
Il tema è stato al centro dell’incontro «L’Italia in chiave di genere – Lavoro, impresa e partecipazione femminile per la crescita del Paese», ospitato dalla Camera di Commercio dell’Umbria a Perugia. L’iniziativa è stata promossa dalla Consigliera nazionale di parità Filomena D’Antini, in collaborazione con la consigliera regionale Rosita Garzi, che ha condotto i lavori.
D’Antini ha indicato nella certificazione della parità di genere uno degli strumenti per intervenire sull’organizzazione aziendale. «Ha stimolato fortemente l’inclusione lavorativa delle donne, soprattutto dal punto di vista degli strumenti di conciliazione vita-lavoro», ha detto. Tra gli altri strumenti ha richiamato i congedi parentali, gli incentivi alle assunzioni e il Reddito di libertà per le donne vittime di violenza.
Sul fronte retributivo, Eurostat registra per il 2024 un divario salariale orario lordo del 5,2% in Italia, contro l’11,1% della media europea. In Umbria, però, il reddito medio annuo da lavoro delle donne era di 20.721 euro, rispetto ai 27.141 degli uomini. Dati che riportano al centro anche la trasparenza salariale e le differenze nelle opportunità professionali.
Il presidente della Camera di Commercio, Giorgio Mencaroni, ha richiamato il ruolo dell’educazione nel superamento delle disparità. «Il lavoro che dobbiamo fare è far capire che l’uomo è come la donna, anzi la donna è come l’uomo, assolutamente uguali», ha affermato, sottolineando che capacità e attitudine all’impresa dipendono dalle persone, non dal genere.
L’assessora regionale alle Politiche di genere, Simona Meloni, ha collegato la partecipazione femminile al lavoro alle prospettive demografiche e alla capacità dell’Umbria di trattenere i giovani. «Le donne sono mediamente più istruite, sono mediamente più laureate e quindi dobbiamo creare le condizioni anche perché la nostra regione possa crescere», ha detto. Meloni ha richiamato anche il valore dell’autonomia economica nel contrasto alla violenza: «Il mondo del lavoro rappresenta anche una chiave di libertà per la donna».
In Umbria risultano 772 siti certificati secondo la prassi Uni/PdR 125:2022, riconducibili a 256 imprese. I siti comprendono anche unità operative di aziende con sede fuori regione e non corrispondono quindi ad altrettante imprese umbre. La certificazione riguarda criteri verificabili, dalle assunzioni alle progressioni di carriera, dalle retribuzioni alle misure per la genitorialità.
Sul versante imprenditoriale, i dati StockView-InfoCamere elaborati dalla Camera di Commercio indicano 19.399 imprese femminili attive nel secondo trimestre 2026, pari al 25,2% del totale regionale. Sono 4.785 in agricoltura, 4.280 nel commercio, 1.964 nell’alloggio e nella ristorazione e 1.548 nella manifattura. La presenza femminile raggiunge il 42% nella sanità e assistenza sociale e il 43,4% negli altri servizi.
Le donne ricoprono inoltre 35.676 cariche nelle imprese umbre, pari al 30,9% del totale, contro il 27,9% nazionale. Di queste, 12.775 sono cariche di titolare e 12.100 di amministratrice.
La presidente del Comitato per l’imprenditoria femminile della Camera di Commercio, Dalia Sciamannini, ha illustrato le attività di formazione, accompagnamento all’impresa e sostegno all’accesso al credito. Tra le iniziative figurano il progetto teatrale «Le voci di fuori», realizzato nell’ambito del Festival per la parità di genere, e «Pagina – Parità di genere in azienda», percorso formativo promosso con la Consigliera regionale di parità che ha coinvolto 34 imprese.
La Camera di Commercio ha inoltre previsto per il 2026 contributi a fondo perduto fino a 2.000 euro per impresa per sostenere il percorso di certificazione della parità di genere.
Al confronto hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, degli enti previdenziali, degli organismi di vigilanza, degli Ordini professionali e delle imprese. Tra queste Aboca, Tarkett e Sintagma, che hanno portato le proprie esperienze sull’applicazione delle politiche di parità nelle organizzazioni aziendali.
