di Hollus

La Stagione 2010/2011 pensata dagli Amici della Musica di Perugia si avvia alla conclusione e lo fa nel migliore dei modi possibili: lo scorso giovedì si è esibito al Teatro Morlacchi Leif Ove Andsnes, uno dei più acclamati  pianisti della sua generazione.

Andsnes, nato a Karmoy, in Norvegia, nel 1970 è attualmente «Pianista in residenza » alla Filarmonica di Berlino e insegna stabilmente all’ Accademia di Musica di Oslo.

Nella passata stagione si è poi dedicato ad un interessante progetto multimediale, Picture Reframed, insieme all’ artista sudafricano Robin Rhode, basato sull’ esecuzione dei « Quadri da un’ Esposizione » di Mussorgsky.

L’esecuzione avviene  all’ interno di una particolare scenografia  mentre vengono proiettati illustrazioni e filmati preparati dallo stesso Rhode. Documentano l’ operazione un Cd e un DVD.

Al pubblico del Morlacchi, Andsnes ha presentato la Sonata in do maggiore op. 53 di Beethoven, le Quattro Ballate 0p. 10 di Brahms, lo Shoenberg dei Sei piccoli pezzi per pianoforte e ancora Beethoven, l’ultimo, quello della Sonata in do maggiore op. 111.

E’ riuscito ad Andsnes un operazione non certo agevole, quella cioè di non far avvertire come particolarmente drammatico il passaggio tra un autore come il Brahms delle Quattro Ballate e lo Shoenberg dei Sei Piccoli pezzi per pianoforte, restituendo  un senso di circolarità all’intero programma con la scelta di inserire le due sonate di Beethoven all’ inizio e alla fine del programma.

Quello che sembra suggerirci Andsnes è che nel Beethoven della Sonata in do maggiore  è già avvertibile il Brahms delle Ballate e lo Shoenberg dei Sei piccoli pezzi. Circolarità però non del tutto perfetta visto che è lo stesso Beethoven a decretare la fine della forma Sonata con l’ opera 111.

Tornano così  alla mente alcune considerazioni del grande scrittore russo Turgenev: «Nella vita umana ci sono dei momenti, momenti di svolta, in cui il passato muore senza che nasca nulla di nuovo; il guaio è per chi non sa avvertirli, o tenacemente si aggrappa al passato, o prima del tempo vuole chiamare in vita ciò che ancora non è maturato ». Che cosa può fare un pianista nel 2011 se non rimarcare questa precarietà?

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