Anan Yaeesh, palestinese di 37 anni, è imputato nel processo per terrorismo internazionale che si sta svolgendo presso la Corte d’Assise de L’Aquila. Arrestato nel gennaio 2024 e detenuto per circa un anno e mezzo nel carcere di Terni, è stato recentemente trasferito al carcere di Melfi, in provincia di Potenza. Per lui c’è stato un presidio di solidarietà organizzato davanti alla struttura umbra, ed è stato criticato da movimenti e attivisti come un ostacolo al diritto alla difesa.  La mobilitazione di oltre cento persone tenutasi nel novembre 2024, ha raccolto sostenitori da varie città umbre e da altre regioni italiane, con l’obiettivo di chiedere la liberazione di Yaeesh e opporsi alla sua estradizione verso Israele, ritenuta dai manifestanti pericolosa per la sua sicurezza. La protesta è stata organizzata da associazioni e comunità palestinesi, con l’attenzione rivolta anche alla difesa dei diritti dei rifugiati politici.

Il processo, che riguarda anche altri due palestinesi, Ali Irar e Mansour Doghmosh, è basato sull’accusa di partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo internazionale. Tuttavia, la difesa sottolinea come la vicenda rappresenti un caso emblematico di compressione dei diritti legati al contesto politico israeliano-palestinese, evidenziando la negata estradizione in Israele proprio per il rischio concreto di maltrattamenti nei confronti di Yaeesh.

Anan Yaeesh è un sopravvissuto a diversi attacchi, con quattro proiettili e numerose schegge ancora nel corpo, frutto di tentativi di eliminazione da parte dei servizi segreti israeliani. Dal 2017 vive in Italia, dove ha cercato rifugio dal conflitto che ha devastato la sua terra e la sua famiglia. Durante l’udienza di marzo, Yaeesh ha dichiarato di considerare onorevoli le accuse, poiché legate alla sua lotta per la liberazione del suo popolo dall’occupazione.

Il calendario processuale è aggiornato con la chiusura dell’istruttoria prevista per il 31 ottobre, la requisitoria del pubblico ministero il 21 novembre e le arringhe difensive con la possibile sentenza fissata per il 28 novembre 2025. Nel frattempo, associazioni e reti di solidarietà stanno mobilitandosi anche in seguito al trasferimento del detenuto, per sostenere la sua causa e contestare quello che definiscono un processo politico.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.