di Enzo Beretta
«False delibere» della Commissione Europea, «documenti artefatti apparentemente emessi dalla Barclays Bank», un «ingiusto profitto di 180 mila euro» ottenuti da due imprenditori «indotti in errore» e un’accusa di truffa per aver «prospettato la possibilità dell’ottenimento di finanziamenti inesistenti da parte della Commissione Ue a favore delle società di un gruppo per un ammontare pari a 3,9 milioni e 11,4 milioni di euro». Sono queste le accuse contestate dalla Procura della Repubblica di Perugia a tre persone: un ex direttore di banca romano di 71 anni, un napoletano 61enne e un perugino di 68 anni. Vengono ritenuti responsabili del reato di truffa «in concorso tra loro, con artifizi e raggiri». «Nel prospettare avvalendosi di due società di diritto estero tra loro collegate anche ai fini della prestazione della garanzia fidejussoria – si legge negli atti del pm Gianpaolo Mocetti che ha coordinato le indagini della guardia di finanza – la possibilità dell’ottenimento di inesistenti finanziamenti da parte della Commissione Europea a favore delle società di un gruppo, per un ammontare pari a 3,9 milioni e 11,4 milioni di euro». I fatti oggetto delle contestazioni vanno dall’aprile 2021 al febbraio 2022 e sarebbero stati commessi ad Assisi.
False delibere Secondo la ricostruzione degli inquirenti le «false delibere della Commissione Ue fornite alle persone offese» sono state «disconosciute» dalla stessa Commissione. Stessa cosa avvenuta, questa volta con il disconoscimento da parte della Barclays Bank, della «documentazione artefatta apparentemente emessa dall’istituto bancario attinente l’apertura di posizioni presso la banca e su cui sarebbe avvenuto l’accredito dell’inesistente finanziamento erogato dalla Commissione Europea».
Corrispondenza Agli atti dell’inchiesta ci sono finiti anche i «rapporti di corrispondenza con i querelanti, nella maggior parte tramite email – spiega la Procura – mediante indicazione di mittenti fittizi e non identificabili e con l’uso di sistemi di messaggistica criptata, intimando la necessità di pagamenti aggiuntivi che venivano prospettati come indispensabili per il buon esito delle pratiche di finanziamento».
Ingiusto profitto: 180 mila euro I tre imputati – sempre nell’ottica accusatoria – inducevano in errore, circa l’effettiva serietà delle proposte contrattuali e la fattibilità delle operazioni di finanziamento» i due imprenditori «tanto da ottenere da questi ultimi il versamento, in più soluzioni, dell’importo di 180 mila euro», «procurandosi così un ingiusto profitto» di pari valore «con corrispondente danno patrimoniale di rilevante gravità per le persone offese». Agli imputati viene contestata «l’aggravante di aver approfittato della distanza tra gli agenti e le persone offese e di modalità di comunicazione che consentivano agli agenti stessi di schermare la proprie identità e di sottrarsi agevolmente alle conseguenze delle proprie azioni». Gli imputati sono difesi dagli avvocati Alessandro Di Baia, David Brunelli e Francesco Melito, le persone offese sono invece assistite dall’avvocato Sauro Galli. Rinviata l’udienza predibattimentale in programma questa mattina dal giudice Alberto Avenoso.
