di Marta Rosati

«Ilaria ci aveva rappresentato un disagio di coppia e la volontà di prendersi una pausa da Mark, tuttavia lui era sempre lì, come un sesto inquilino. La sera del 25 marzo è uscita quasi di soppiatto, io ero al telefono – rivela una delle sue amiche -, se n’è andata senza nemmeno salutare, né far sapere dove stava andando. E non era solita uscire la sera; quella volta non è passata neppure davanti allo specchio per dare un’ultima sistemata ai capelli come faceva sempre».

Abbigliamento comodo, senza trucco, quasi svogliata e senza avere nulla con sé; Ilaria Sula non era intenzionata a trascorrere la notte fuori, tantomeno poteva pensare di andare incontro alla morte, per mano del fidanzato al quale aveva chiesto tempo, perché non era più sicura di voler stare dentro quella relazione. Mark tuttavia, come già emerso, ha insisto per vederla prima del termine della pausa richiesta e non è di fatto mai uscito di scena. «Era sempre in casa, come un sesto inquilino» hanno dichiarato le giovani che condividevano con la 22enne di Terni l’appartamento a Roma, dove studiava all’Università La Sapienza. Mark, è emerso dalle testimonianze rese giovedì davanti alla Corte d’Assise, nell’aula bunker del tribunale capitolino, a qualcuno aveva confidato di «aver capito qualcosa. Ho necessità di vederla (senza specificare quando)». ‘Ho il coltello dalla parte del manico’ avrebbe detto. E c’è chi sapeva, il fidanzato di una delle coinquiline in particolare, che era riuscito a impossessarsi delle credenziali social di Ilaria, quindi entrare e spiare le conversazioni.

Ore e ore di testimonianze raccolte che hanno rappresentato il quadro di una relazione in crisi ma non terminata, fatto anche di un’incapacità concreta di Ilaria di distaccarsi del tutto da quello che poi si è rivelato il suo assassino. La conferma arriva anche dalla disponibilità di Ilaria di ospitarlo in casa, quando Mark aveva finto di aver subito un furto in casa e di avere paura di passare la notte nella sua abitazione di famiglia in via Homs. Quel 25 marzo, dopo un rapporto sessuale, secondo quanto emerso dall’autopsia sul corpo della giovane vittima, Ilaria viene aggredita con pugni al volto poi, tramortita, uccisa con tre coltellate. La lama, lunga almeno 10 centimetri, non è mai stata ritrovata. La morte è avvenuta per dissanguamento. Il 23enne ha occultato in corpo in una valigia, dentro sacchi della spazzatura e ha gettato poi il trolley in un dirupo, dalla vetta sulla quale avevano festeggiato un anniversario di fidanzamento. A ripulire la stanza e occultare il cadavere lo ha aiutato la madre che ha patteggiato due anni.

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