di Elle Biscarini
Nell’aula bunker di Rebibbia rimbombano le parole di Mark Samson, registrate prima del femminicidio della ex ragazza, Ilaria Sula, 22 anni, studentessa ternana de La Sapienza a Roma. Ieri, riporta La Repubblica, i video ripresi dalla dash cam installata nell’auto dell’imputato, sono stati riprodotti di fronte alla giuria popolare della Corte d’Assise. Samson, stavolta presente in aula, rimane impassibile al fianco dei suoi avvocati, mentre la sua voce pronuncia quelle parole: «Se mi dice le ca**e, la affogo nell’acquario. La metto nell’angolino. La faccio mettere in ginocchio e deve chiedere scusa in tutte le lingue».
Sotto la lente i dispositivi informatici Conversazioni registrate, messaggi inviati ad amici nei giorni precedenti il delitto, in cui Samson rivela un comportamento controllante e che, per gli avvocati della famiglia Sula, è un chiaro segno di premeditazione: «Ilaria è mia, è solo mia, non me ne frega un ca**o, è solo mia. Andrò in prigione ma così non si può. Io sto soffrendo come un maiale e lei se la spassa». E continua: «Non mi fa male neanche chiamarla pu**ana, perché quello è. Ho visto con i miei occhi sul computer». Dall’analisi dei contenuti informatici, pare infatti che Samson abbia più volte violato la privacy di Ilaria controllandole il computer senza il suo consenso, oltre ad aver utilizzato il suo cellulare dopo il delitto, per depistare le indagini. Dopo averla uccisa a colpi di coltello – «quello che avevamo usato per tagliare la mortadella. Non si è accorta di nulla, ha gridato poco» ha detto quando ha confessato – Samson ha persino contattato, tramite social media, una persona che la ragazza aveva conosciuto online. Spacciandosi per lei, Samson ha cercato di capire che tipo di relazione ci fosse tra i due.
La ricostruzione Poi, per far credere che fosse ancora viva, in Campania e in compagnia di un uomo, ha mandato dei messaggi alla famiglia e alle amiche di Ilaria: «Sono praticamente a Napoli. Non mando la posizione. Voglio sentirmi libera». Ad accorgersi che la persona dall’altro capo del telefono non fosse Ilaria, una sua amica, Sofia, preoccupata per lo strano comportamento della ragazza. «Mi ha chiamato tua mamma. Rispondi ca**o». «Stanno venendo i tuoi a Roma». «Sono a Napoli, cazzo». «Chiama, non mi fido». «Non mi funziona il microfono». «Videochiama muoviti, ho 4 minuti». Ed è qui che Sofia capisce che quella con cui sta parlando, non è Ilaria: «Ti saluto, chiunque tu sia». Nel frattempo, Ilaria è già morta, il suo corpo chiuso in una valigia che poi Samson ha abbandonato nel burrone di Capranica Prenestina, dove è stato ritrovato. «Una premeditazione piena – ha detto l’avvocato della famiglia Sula, Giuseppe Sforza – ci sono i futili motivi. Non bisogna parlare di gelosia, ma di affermazione di sé. Ilaria era un intoppo per il suo ego».
