Al Governo chiedono «di dare una prospettiva di sviluppo equilibrato ad un settore strategico per il Paese e di modificare radicalmente il decreto del 3 marzo scorso che ha avuto l’effetto immediato di bloccare l’intera filiera del fotovoltaico in Italia». Per questo, durante la conferenza Stato-Regioni del 20 aprile prossimo a Roma, dove verranno decise le sorti dell’industria fotovoltaica italiana, SOS Rinnovabili insieme alle Segreterie nazionali dei sindacati metalmeccanici Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil hanno organizzato un sit-in di protesta in concomitanza con la conferenza.
A Roma anche i lavoratori del circuito ternano E in piazza Montecitorio a protestare ci saranno anche le imprese ternane che operano nel settore e che hanno dato vita ad un vero e proprio distretto dell’energia pulita, per difendere i posti di lavoro creati in questi anni, in controtendenza rispetto alla crisi. Da Nera Montoro partiranno due pullman per la capitale con i lavoratori di TerniEnergia, di TerniGreen e di altre aziende del territorio che hanno aderito all’iniziativa. La manifestazione è aperta anche a tutti coloro che intendono sostenere la giusta battaglia per un sistema energetico basato sulle energie rinnovabile che porterà a tutto il Paese sviluppo, occupazione e sostenibilità. Per partecipare al sit-in si può chiamare lo 0744.7581.
Il primo sciopero dei lavoratori delle rinnovabili Si tratta del primo sciopero nazionale dei lavoratori dell’intero comparto del fotovoltaico e delle aziende collegate con il settore delle energie rinnovabili. La manifestazione arriva per chiedere di cambiare il decreto del 3 marzo scorso, «da allora- spiegano i sindacati – si sono registrati annullamenti di ordini e messa in discussione dei finanziamenti da parte delle banche. Moltissime aziende hanno ridimensionato i piani di investimento e, in molti casi, hanno annunciato processi di delocalizzazione e avviato il ricorso ad ammortizzatori sociali».
La filiera cresceva, ora a rischio «La filiera del fotovoltaico e delle energie rinnovabili in Italia stava faticosamente crescendo e qualificandosi. L’intero settore, tra i pochi in crescita in questo periodo, da’ lavoro, compreso l’indotto, a circa 100mila persone. Si tratta di un settore essenziale per contribuire all’approvvigionamento energetico complessivo e per ridurre la dipendenza del nostro Paese dai combustibili fossili. Ciò è ancora più vero in una situazione critica in cui, anche per effetto delle catastrofi mondiali di questi giorni (Giappone e Nord Africa), i programmi energetici basati su fonti fossili e nucleari hanno mostrato tutta la loro fragilità per costi, tempi e pericolosità».

