Sulla questione del crocifisso «hanno vinto i poteri forti», secondo Franco Coppoli, il docente di Terni sospeso dall’insegamento e poi riammesso nel febbraio 2009 per avere tolto il crocefisso nell’aula di un istituto professionale di Terni durante le sue lezioni. Il commento giunge dopo la che Corte europea dei diritti dell’uomo ha sancito come l’Italia non abbia violato alcun diritto esponendo il crocifisso nelle aule delle scuole italiane «Hanno vinto i poteri forti – ha detto Coppoli – rispetto a una prima sentenza che in modo chiaro e cristallino aveva riconosciuto la laicità dello Stato».
Coppoli, si torna indietro «La decisione di oggi – dice Coppoli – ha di fatto ribaltato una prima sentenza della Corte stessa che stabiliva come la presenza del simbolo religioso costituisse una violazione alla libertà di religione degli alunni. Premettendo che è necessario leggere le motivazioni del pronunciamento di oggi, a mio parere le pressioni statali e clericali purtroppo hanno avuto la meglio rispetto a una prima decisione che aveva stabilito la netta distinzione tra Stato e Chiesa». Per l’insegnante «ora si riapre in maniera preoccupante e strumentale una questione che si pensava di aver chiuso, ma che vedrà sempre in prima linea chi come me vuole difendere la laicità delle istituzioni».
Due ricorsi davanti al giudice del lavoro Franco Coppoli insegna ora presso l’istituto geometri e artistico di Terni, dove, spiega lui stesso, «non ci sono crocefissi in aula». Davanti al giudice del lavoro del tribunale della stessa città umbra sono al momento in corso due ricorsi avanzati da Coppoli, uno contro il provvedimento disciplinare che ordinava la sua sospensione dall’insegnamento e l’altro per la conseguente discriminazione che, a suo avviso, il provvedimento avrebbe causato. A sostegno della sua azione nel web erano nati diversi gruppi di solidarietà Molti gli studenti che hanno lasciato parole d’incoraggiamento sulla pagina di Facebook aperta a favore del Prof.
Soddisfazione del ministro Gelmini A favore della decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo sono arrivate le prevedibili parole del ministro per l’Istruzione Maria Stella Gelmini che ha espresso «profonda soddisfazione per la sentenza della Corte di Strasburgo, un pronunciamento nel quale si riconosce la gran parte del popolo italiano. Si tratta di una grande vittoria per la difesa di un simbolo irrinunciabile della storia e dell’identità culturale del nostro Paese. E’ un simbolo dunque – conclude – che non divide ma unisce e la sua presenza, anche nelle aule scolastiche, non rappresenta una minaccia né alla laicità dello Stato, né alla libertà religiosa. Oggi è un giorno importante per l’Europa e le sue istituzioni che finalmente, grazie a questa sentenza, si riavvicinano alle idee e alla sensibilità più profonda dei cittadini».
Critiche da Albertin e la moglie Critiche per la sentenza sono arrivate invece da Massimo Albertin, il medico di Abano Terme che otto anni fa aveva iniziato con la moglie finlandese, Solile Lautsi, una battaglia legale contro il crocifisso nella scuola frequentata dai figli, che ha dichiarato: «il pronunciamento di Strasburgo mi delude, molto, perché la prima sentenza su questa vicenda era clamorosamente chiara. Pare – dice il medico padovano – che sia tutto legato al “margine di apprezzamento” sull’applicazione dei diritti umani, per cui la Corte può decidere su determinate materie di lasciare più margine ai singoli Stati. Ma se ci sono dei diritti da far rispettare, non si capisce perché questi in Italia possano essere diversi da quello che sono in Francia o in altri Paesi dell’Unione».

