Ci sono piccole realtà di paese che per profondità e autenticità riescono a restituire una quota di magia ai grandi appuntamenti della vita, impensabile ad esempio a un evento di gala che raduna grandi personaggi riconosciuti. E’, se vogliamo, la linea di confine, l’eterno confronto tra il vero e il costruito, il naturale e il fantasioso, da non confondere con il fantastico.
Accade così che a un matrimonio, nella nostra piccola Umbria, non si replicano soltanto le note figure di sposo, sposa, familiari e cerimoniere, ma la combinazione diventa straordinaria fino a trasformarsi in un evento unico nel suo genere.
E’ accaduto ciò che, nei piccoli paesi di provincia, almeno in parte, spesso accade. Lo favorisce la concordia, la fratellanza, le relazioni strette che al di là del peso che determinano nelle parentele come nel vicinato o nelle amicizie, talvolta si esprimono come segni incancellabili proprio quando sogni che accada. Questa volta è accaduto Chiara Valenti, tifernate e Nicola Meozzi, originario di Citerna, che per le proprie nozze hanno scelto la chiesa di Santa Maria delle Grazie di Sant’Anatolia di Narco.
Qui, il padre dello sposo è anche il celebrante della cerimonia. Non quello civile con la fascia tricolore, ma quello religioso con la tunica e il sacro libro. Già perché essendo diacono gli è concesso di dirigere il rito dello sposalizio. L’occasione non è stata soltanto quella di condividere un momento speciale del proprio figlio nel raggiungere l’amata, ma quella di riservargli, un pensiero e un augurio che da quel pulpito ha raggiunto un’orbita inusuale. La commozione in chiesa ne ha reso testimonianza.
Dall’altra parte lei, la sposa. Non le sono mancate ragioni per guardare anche ai suoi, di genitori, con uno sguardo d’eccezione. La madre infatti, rammendatrice, stilista e sarta di riconosciuto valore, ha intessuto con le proprie mani, quell’abito che si è fatto ‘trama’ di una complicità di lunga data. Il legame di madre e figlia, è sembrato avere in questa preziosa occasione un pentagramma nel quale trasformarsi in musica, una stoffa, un disegno, una sartorialità che si è fatto racconto, auspicio, incontro.
Le vibrazioni inattese si sono reverberate in tutta la piccola chiesa, quando a intonare i canti, a dirigere il coro, si sono fatti avanti gli amici e persino i testimoni di nozze. Le palpitazioni dei presenti hanno dettato il ritmo della celebrazione di una unione, certo si tra gli sposi, ma anche tra questi e la loro comunità. Accade qui, accade ancora. Ed è uno scatto di autenticità che – sarà un caso? – si fa notizia.
