Il sostituto procuratore Antonella Duchini

di Fra.Mar.

Sei anni e otto mesi. Tanto ha chiesto il pubblico ministero Antonella Duchini per Cristina Bigio,  l’ex cancelliera del tribunale penale di Perugia, accusata di peculato, falso, calunnia e detenzione ai fini di spaccio. Era seduta dall’altra parte dell’aula quando il sostituto procuratore ha chiesto una condanna tanto severa. La difesa della donna ha chiesto invece l’assoluzione per due capi d’imputazione . Il gup Alberto Avenoso ha rinviato quindi al 27 giugno quando emetterà la sua sentenza.

L’abbreviato e i 130 mila euro di risarcimento La donna, attualmente agli arresti domiciliari, aveva chiesto di essere giudicata con rito abbreviato, beneficiando in caso di condanna, della riduzione di un terzo della pena. All’ex cancelliera, accusata di aver rubato oltre dieci chili di monili d’oro dall’ufficio corpi di reato e di averli rivenduti ai vari compro- oro della città, l’avvocatura dello Stato ha chiesto 130 mila euro di risarcimento.

Oro rubato e rivenduto per oltre 75 mila euro Secondo la Procura perugina, Cristina Bigio, «Con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso» si sarebbe appropriata «di un numero non determinato ma rilevante (per un valore stimato in oltre 75mila euro) di oggetti in oro contenuti nei plichi sigillati (‘corpi di reato di valore’) depositati presso il tribunale di Perugia […] rivendendoli successivamente» a dei  compro-oro al fine di trarne un «rilevante ed ingiusto profitto»

La calunnia Le vengono contestati anche i reati di calunnia e spaccio di droga. Nello specifico,  la dottoressa Duchini nell’avviso di conclusione delle indagini parlava in questi termini del reato di calunnia:  «Per avere — è scritto nelle carte della procura — nel corso dell’interrogatorio reso al gip il 18 maggio 2010, falsamente incolpato, pur sapendoli innocenti, tre pubblici dipendenti di essere stati consapevoli e d’accordo con la commissione dei falsi».Per l’accusa, Bigio si sarebbe anche appropriata di un chilo e 750 grammi di cocaina.

Difesa chiede assoluzione per  due capi d’imputazione Sia per la calunnia che per lo spaccio, la difesa ha chiesto l’assoluzione della donna. «La nostra cliente ha restituito 20 mila euro alla tesoreria dello Stato, fornendo un’ampia collaborazione in fase di indagine» ha spiegato Nicola Marcinnò che la difende insieme a Maria Mezzasoma.

In prigione e poi ai domiciliari La donna era stata arrestata nell’aprile 2010, qualche mese dopo le erano stati accordati gli arresti domiciliari inizialmente presso una struttura della Caritas, poi a casa sua. La donna, nei primi interrogatori in cui aveva ammesso quasi tutto, aveva detto di aver rubato per pagare dei debiti familiari

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