Perugia, Terni e Foligno, ma anche i piccoli Comuni attraversati dalle principali strade di collegamento. La riforma del Codice della strada cambia la ripartizione dei proventi delle multe e può modificare le risorse a disposizione delle amministrazioni locali. Il punto riguarda soprattutto i controlli effettuati sulle strade che appartengono a un ente diverso da quello che accerta la violazione: per esempio, un autovelox gestito dalla polizia locale di un Comune su una strada provinciale.
Il decreto legislativo approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri il 13 ottobre introduce una ripartizione che dipende da chi effettua il controllo. Quando la violazione viene accertata dalla polizia locale, il 70 per cento dei proventi va all’ente da cui dipendono gli agenti e il 30 per cento al proprietario della strada. Quando intervengono agenti o militari dello Stato, le quote sono invertite: 30 per cento allo Stato e 70 per cento al proprietario dell’infrastruttura. Il testo deve ancora completare il proprio iter e le disposizioni non sono operative.
La distinzione è importante per l’Umbria, dove le strade provinciali, regionali e statali attraversano numerosi centri abitati e dove i controlli possono essere effettuati da soggetti diversi dal proprietario della strada.
Il meccanismo, secondo gli obiettivi indicati, servirebbe a legare una parte delle entrate alla manutenzione e alla sicurezza dell’infrastruttura sulla quale viene rilevata l’infrazione, assicurando al tempo stesso risorse a chi sostiene i costi dei controlli. La riforma prevede inoltre vincoli sull’utilizzo dei proventi e obblighi di rendicontazione più stringenti.
I dati Siope relativi al 2024, indicano 4,47 milioni di euro di proventi da multe e sanzioni stradali a carico delle famiglie per Perugia e 3,65 milioni per Terni. I due capoluoghi hanno registrato insieme oltre 8,12 milioni di euro.
Per ampliare il confronto alle città di dimensioni intermedie, il rendiconto 2024 del Comune di Foligno offre un dato ufficiale: 2,24 milioni di euro di proventi da multe e sanzioni stradali a carico delle famiglie. Il dato è ricavato dalla relazione sulla gestione dell’ente e consente di affiancare Foligno ai due capoluoghi su una base contabile comparabile.
Tra i Comuni con meno di 4 mila abitanti, la rilevazione Siope segnala 423 mila euro per Valfabbrica, oltre 371 mila per Baschi e quasi 220 mila per Vallo di Nera. In questi casi il rapporto tra incassi e popolazione è particolarmente elevato: Valfabbrica, con 3.226 residenti, ha registrato circa 131 euro per abitante; Baschi, con 2.555 residenti, circa 145 euro; Vallo di Nera, con 327 residenti, circa 673 euro. Sono rapporti contabili, non importi pagati dai singoli residenti: una parte delle multe può riguardare automobilisti di passaggio.
I dati complessivi dei Comuni non permettono di calcolare direttamente l’effetto della riforma. Per farlo bisogna conoscere la quota delle multe interessata dalla nuova ripartizione, distinguendo le violazioni accertate sulle strade comunali da quelle rilevate su strade provinciali, regionali o statali e considerando chi ha effettuato il controllo.
Si può però misurare l’ordine di grandezza. Se, per esempio, un Comune incassasse un milione di euro da violazioni accertate dalla propria polizia locale su una strada provinciale, secondo la nuova ripartizione 700 mila euro andrebbero al Comune e 300 mila alla Provincia. Se la stessa somma derivasse da controlli della polizia locale su strade comunali, il Comune sarebbe sia l’ente accertatore sia il proprietario della strada: le due quote convergerebbero quindi sullo stesso ente, secondo il criterio previsto dal testo.
Applicando lo stesso calcolo a una quota ipotetica di 500 mila euro di multe rilevate dalla polizia locale su strade provinciali, 150 mila euro andrebbero alla Provincia e 350 mila resterebbero al Comune. Se la quota fosse di un milione, il trasferimento salirebbe a 300 mila euro. E così via.
La nuova ripartizione può incidere anche sulle scelte relative ai controlli della velocità. Un Comune che gestisce un autovelox su una strada provinciale avrebbe interesse a valutare il rapporto tra costi del controllo, sicurezza stradale ed entrate che restano all’ente. Sulle strade comunali, invece, la quota destinata al proprietario della strada resta nello stesso bilancio del Comune che accerta la violazione.
Questo non significa che un’amministrazione possa spostare liberamente un autovelox da una strada provinciale a una comunale per conservare una quota maggiore degli incassi. L’installazione e l’utilizzo dei dispositivi sono soggetti alle regole sulla competenza della strada, sulle autorizzazioni e sui requisiti dei luoghi di controllo. La scelta deve inoltre rispondere a esigenze di sicurezza e rispettare le condizioni previste dalla normativa.
Il caso di Terni mostra perché il tema meriti un approfondimento specifico. Nel 2025 le violazioni rilevate dagli autovelox fissi hanno rappresentato il 61,74 per cento delle infrazioni complessive registrate dal Comune, con un numero di accertamenti quasi triplicato rispetto al 2024. Una mappa delle collocazioni dei dispositivi renderebbe maggiormente chiara l’ipotetica cifra che le casse comunali rischierebbero di dovere rinunciare, per ogni telecamere installata su una arteria che non è di propria competenza.
Si tenga conto inoltre che la riforma non interviene soltanto sulla ripartizione tra enti. Rafforza anche i vincoli di destinazione delle somme, che dovranno essere impiegate per controlli, manutenzione e messa in sicurezza delle strade e altre attività legate alla sicurezza stradale. Gli enti dovranno certificare ogni anno il rispetto delle regole. Il testo prevede, in caso di mancata certificazione, una riduzione del 90 per cento dei proventi delle multe elevate su strade di altri enti e la possibile segnalazione alla Corte dei conti.
Per i Comuni umbri, dunque, il cambiamento riguarda sia la quota di denaro che potrebbe essere trasferita al proprietario della strada, sia la possibilità di utilizzare gli incassi per altre esigenze di bilancio. L’effetto concreto dipenderà dalla composizione dei verbali e dalla ripartizione territoriale dei controlli.
