di Enzo Beretta
La Procura della Repubblica di Perugia chiede di processare un folignate di 47 anni accusato, tra le altre cose, di aver «trasportato, detenuto e occultato 65 chili di cocaina», un carico sequestrato nel gennaio 2025 dalla guardia di finanza secondo cui si sarebbero potute ricavare poco meno di 300 mila dosi. Secondo quanto si legge nella richiesta di rinvio a giudizio il folignate, difeso dall’avvocato Daniela Paccoi, faceva parte di un’associazione insieme ad altri sette albanesi («per i quali si procede separatamente») che «si avvaleva sistematicamente di autovetture dotate di doppio fondo artigianale al cui interno veniva occultato lo stupefacente da trafficare». I fatti oggetto delle contestazioni vanno da dicembre 2023 a luglio 2025.
Consegne Oltre all’Umbria, più nello specifico sull’asse Perugia-Foligno, il gruppo operativo antidroga delle fiamme gialle ha monitorato consegne a Pistoia, Venezia, Calderara di Reno (Bologna), Genova, Vicenza, Bologna e Mestre.
‘Corriere e custode della droga’ Il folignate – si legge negli atti giudiziari – viene ritenuto «partecipe al sodalizio» ed accusato di «svolgere il ruolo di corriere e custode della cocaina»: «Trasportava ingenti quantitativi che venivano sistematicamente occultati all’interno di un doppio fondo artigianale ricavato a bordo della sua autovettura, da Foligno in diverse località del Centro/Nord Italia, nonché del suo occultamento e stoccaggio presso la sua pizzeria di viale Ancona a Foligno, nel suo garage e presso uno stabile e un terreno nella frazione di Casenove».
COMBINAZIONE DI TASTI E FRIZIONE PER APRIRE IL DOPPIOFONDO
Cocaina nel controsoffitto del ristorante Almeno 18 panetti «verosimilmente del peso di un chilogrammo circa» erano stati «occultati all’interno della controsoffittatura della pizzeria ‘El Loco’». Parte della droga, proveniente dalla Spagna – hanno accertato le indagini – veniva smistata in varie città d’Italia: due chili sono stati portati a Vicenza e Mestre il 6 gennaio 2025, un altro paio di chili di cocaina invece erano stati «occultati» dal folignate «all’interno di una buca scavata nei pressi di uno stabile di proprietà del padre a Casenove».

Le telefonate dal carcere Le accuse per il 47enne non sono finite: il pubblico ministero lo ritiene responsabile di aver «consegnato a soggetti non meglio identificati la somma di 45 mila euro, di proprietà di un albanese, poi trasferita in Spagna in modo da ostacolarne l’accertamento della provenienza delittuosa». E, anche, una volta arrestato, «da aprile a giugno 2025», di «aver indebitamente utilizzato apparecchi telefonici dall’interno della Casa Circondariale di Perugia Capanne».
