E’ stato presentato venerdì, alla sede di Confagricoltura Umbria, Gasfarm – reattoristica avanzata per l’efficientamento del biogas agro-zootecnico – il progetto che ha visto la realizzazione di un bioreattore interamente made in Umbria, pensato per le piccole e medie aziende, che converte la sostanza organica di scarto prodotta dagli allevamenti zootecnici in biogas e biometano.

E’ un progetto realizzato dall’azienda agricola Checcarini, in partenariato con la cooperativa sociale Ariel e attuato dalla società Sereco Biotest.

«Per molti anni – hanno spiegato i progettisti della Sereco Biotest – la digestione anaerobica di piccole quantità di rifiuti organici e alimentari non era considerata redditizia. Attualmente, invece, si sta assistendo ad una sua crescita attraverso l’attuazione di un nuovo modello di produzione di biogas basato su impianti di digestione a piccola scala. Tali unità produttive, più piccole, meno costose e autosufficienti in termini di approvvigionamenti di biomassa, stanno attirando l’interesse non solo degli agricoltori, ma anche di investitori green con l’intento di sviluppare nuove fonti di energia pulita e distribuita».

Il progetto Gasfarm è incentrato sulla realizzazione di un impianto pilota dimostrativo in applicazione di una reattoristica di digestione anaerobica a basso costo e di nuova generazione, concepita per allevamenti zootecnici di medio-piccole dimensioni. Tale bioreattore è della tipologia così detta Abr (Anaerobic buffled reactor) ideata, progettata e realizzata interamente da tecnici e maestranze umbre.

Simulando la fisiologia digestiva dei ruminanti (Rumengas) il bioreattore garantisce efficienze superiori e quindi costi installativi significativamente inferiori rispetto agli standard tecnologici.

L’Abr è una tecnologia già in uso da molto tempo per applicazioni depuratoristiche ma mai implementata per finalità di recupero energetico, ovvero per massimizzare la produzione di biogas.

Sono numerosi i vantaggi che questo tipo di impianto può portare agli allevatori, quali la distruzione dei semi infestanti, la riduzione degli odori, la produzione di calore per il riscaldamento di edifici, la riduzione dei gas serra e del trasporto degli scarti organici.

Questa iniziativa è orientata innanzitutto a favorire l’empowerment dei piccoli e medi imprenditori agricoli al fine di renderli quanto più autonomi negli approvvigionamenti energetici. La microdigestione permette, infatti, all’allevatore di rendersi autonomo e di alimentare l’impianto con i soli prodotti dell’azienda. Di qui la dizione “Gasfarm” attribuita alle aziende agro-zootecniche capaci di circolarizzare i propri processi produttivi riducendone gli impatti secondo una visione moderna ed innovativa del proprio ruolo nell’economia e nella società.