In questa occasione, esattamente come in tutte le altre in cui si è cambiata la legge elettorale, chi è all’oppozione sospetta che le regole del gioco siano state manipolate per favorire chi governa in quel momento. La particolarità però è che a parte inverse avviene esattamente il contrario. Se quindi entrambi i fronti considerassero davvero serio questo rischio, tenuto conto che in paesi come Stati Uniti e Inghilterra si vota con la stessa legge elettorale da decenni, probabilmente si darebbero una regola che impone, ad esempio, l’entrata in vigore di una nuova ipotetica legge elettorale non prima dei cinque anni, dalla nuova approvazione. Sarebbe probabilmente uno dei migliori deterrenti contro la strumentalizzazione a proprio vantaggio delle regole del gioco, per l’uno com per l’altro fronte.

Continuiamo ad assistere invece al fatto che le nuove regole valgono appena dopo, come, con tutte le conseguenze e i sospetti che questo determina. Premesse a parte, la nuova legge elettorale ha superato oggi il voto finale della Camera. Il testo, già approvato dal Senato, torna quindi a Palazzo Madama senza ulteriori modifiche rispetto alla versione uscita dal primo passaggio parlamentare e si avvia verso la conclusione dell’iter. Il voto è stato a scrutinio segreto: 227 i favorevoli, 164 i contrari.

La riforma archivia il Rosatellum, il sistema utilizzato nelle elezioni politiche del 2018 e del 2022, e introduce un modello proporzionale corretto da un premio di governabilità. La novità principale è che vengono superati i collegi uninominali: i seggi saranno assegnati principalmente sulla base dei voti ottenuti dalle liste nei collegi plurinominali, con le eccezioni territoriali previste per Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige.

Il meccanismo è semplice nella sua impostazione. Se una lista o una coalizione ottiene almeno il 42% dei voti validi in entrambe le Camere e risulta la più votata, scatta un premio fisso: 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato. Il numero complessivo degli eletti della forza beneficiaria non potrà comunque superare 220 deputati e 113 senatori, oltre ai parlamentari eletti nella circoscrizione Estero. Se invece la soglia del 42% non viene raggiunta, i seggi vengono distribuiti con il sistema proporzionale. Lo stesso avviene se Camera e Senato producono risultati diversi rispetto alle condizioni necessarie per il premio.

Il Senato ha modificato il sistema delle liste bloccate introducendo le preferenze. L’elettore potrà esprimere fino a tre preferenze per candidati della lista votata, ma non per il capolista. Se vengono indicate più preferenze, devono riguardare candidati di sesso diverso: in caso contrario, la seconda e la terza preferenza vengono annullate secondo le regole previste dalla legge. Il capolista, invece, resta quindi «bloccato»: la sua elezione dipende dalla posizione assegnata dalla lista e non dalle preferenze degli elettori.

È una modifica importante anche per l’Umbria. Il risultato di una lista continuerà a essere decisivo per determinare quanti seggi conquista, ma per gli eletti che non saranno capilista conteranno anche le preferenze ottenute dai singoli candidati. In sostanza, la nuova legge riduce il potere esclusivo delle segreterie nella scelta degli eletti rispetto al testo originario, ma conserva un ruolo particolare per chi viene collocato come capolista.

Le liste nei collegi plurinominali saranno composte da sette candidati, compreso il capolista, con regole sull’alternanza di genere nella successione dei candidati. Anche questo aspetto potrà incidere sulla composizione delle liste umbre e sulla possibilità concreta di conquistare un seggio.

Resta inoltre l’obbligo per le forze politiche di indicare nel programma elettorale la persona proposta per la presidenza del Consiglio. La norma, tuttavia, non elimina le prerogative costituzionali del presidente della Repubblica nella formazione del governo.

Per i partiti restano le soglie di sbarramento: il 3% per le singole liste e il 10% per le coalizioni. Il sistema mantiene inoltre le pluricandidature, cioè la possibilità per un candidato di essere presente in più collegi secondo i limiti stabiliti dalla legge.

Un’altra novità già inserita nella riforma riguarda gli elettori fuori sede. Chi si trova lontano dal comune di residenza per motivi di studio, lavoro o cura potrà votare nel comune di domicilio secondo le modalità e i termini previsti dalla nuova disciplina. La misura punta soprattutto a rendere più semplice il voto per chi, al momento delle elezioni, vive temporaneamente in un’altra città.

Cambia anche la circoscrizione Estero: le attuali quattro ripartizioni alla Camera vengono ridotte a due, una per l’Europa e una per i Paesi extraeuropei, mentre al Senato viene prevista una sola ripartizione.

Per capire esattamente come cambierà la scheda elettorale degli umbri e quali saranno i collegi plurinominali nei quali verranno assegnati i seggi bisognerà attendere la definizione definitiva della nuova geografia elettorale e gli eventuali provvedimenti conseguenti all’entrata in vigore della legge. L’iter parlamentare è ormai arrivato alla fase conclusiva, ma la nuova legge non è ancora applicabile.

Giornalista dal duemila, ha lavorato per il Messaggero e Reuters. Ha fondato e diretto la rivista Artico, i quotidiani Giornale del Cilento e Umbria24. Ha svolto a lungo attività di freelance anche come videoreporter. Impegnato nel campo della formazione al giornalismo digitale e multimediale.