Fabio Corazzi, responsabile Medicina Estetica centro medico specialistico Delta Implants

Nella terapia delle varici, si sono affacciate negli ultimi 10-15 anni trattamenti laser o termici endovascolari. Il trattamento LASER endovascolare (EVLT) o perivascolare (PVLT) sostituisce di fatto il trattamento classico della incontinenza vascolare safenica, sostituisce cioè la safenectomia o stripping safenico, ed è ad oggi il trattamento Gold Standard per le varici essenziali degli arti inferiori da incontinenza safenica.

Come nella safenectomia, la LaserTerapia mira alla eliminazione del reflusso safenico, ovvero di quelle inversioni di flusso (dall’alto verso il basso e non viceversa) che in un gran numero di pazienti affetti da insufficienza venosa cronica degli arti inferiori si verificano, nella vena suddetta, a causa del mancato funzionamento delle strutture valvolari.

Quali Vantaggi presentano queste tecniche innovative non chirurgiche?

Tra i principali c’è quello del minor rischio di emorragia postoperatoria, ma anche tempi terapeutici ridotti, rischio pressochè annullato di infezioni, assenza o quasi di cicatrici inevitabili invece negli accessi chirurgici.

Restano necessari comunque anestesia perivascolare con numerose infiltrazioni, tutt’altro che indolori, necessità di ambulatorio chirurgico e campo sterile, presenza di anestesista, bendaggi compressivi per alcuni giorni, calze compressive I* o II* classe per almeno una settimana.

Di quale novità tratta questo articolo?

Ho sviluppato una tecnica personale che consente di superare questi ultimi limiti.

Fermo restando la assoluta conoscenza della fisiopatologia del circolo venoso superficiale e profondo, il decorso del vaso ectasico, la completa conoscenza delle specifiche e subentranti terapie eventualmente praticabili per il miglior risultato terapeutico, le tempistiche e gli schemi delle indicazioni terapeutiche, ho ritenuto molto interessante dimostrare scientificamente da oltre 10 anni l’efficacia di una terapia ancora meno invasiva! Una tecnica che considero rivoluzionaria rispetto a tutte quelle conosciute nel mondo flebologico e che meriterà notevoli approfondimenti scientifici, di cui mi farò carico in primis.

Di fatto è una terapia praticabile in meno di 40-60 minuti con immediata ripresa della propria attività al termine della procedura terapeutica. Questa tecnica richiede dosaggi minimi, o comunque insignificanti, di farmaci sclerotizzanti. Questo annulla il rischio di diffusione del farmaco stesso a livello sistemico e/o in altri distretti come quello renale, epatico ma potenzialmente anche retinico. I medici che si affidano solo al vecchio approccio con sclerosante sulle teleangectasie, riportandolo anche per vasi ectasici importanti come safene o plesso emorroidario, devono necessariamente aumentare notevolmente il dosaggio della sostanza infiammatorio sclerotizzante. Purtroppo ho motivo di dubitare sul fatto che venga studiata di volta in volta la eventuale tossicità a livello sistemico.  Ovviamente la diluizione della sostanza sclerosante dal punto di iniezione durante il percorso circolatorio ne attenua la tossicità, ma ritengo dovrebbe essere sviluppata maggiore attenzione da parte dei medici flebologi, alle somministrazioni indiscriminate del farmaco; esse infatti possono passare da 1 ml alla concentrazione dello 0,5% a 6-10 ml alla concentrazione del 5%: dosaggi 20-50 volte più alti potrebbero essere non proprio innocui.

In cosa consiste questa tecnica e come riesce una luce a chiudere una varice?

Contrariamente a quanto avviene con la safenectomia chirurgica o con la sclero-terapia o con le più recenti terapia Endovasale, sia laser che termica che polimerica (EVLT), la LaserTerapia, da me proposta, è una tecnica rispettosa della cute e del paziente, cioè la cute non viene trafitta da aghi o sonde o tanto meno da bisturi. La cute è attraversata dalla potente ma altrettanto inconsistente “onda luminosa” del laser 1064 nanometri.

Nel mio protocollo la luce emessa dal laser che rientra nei settori del vicino-infrarosso e infrarosso, viene proiettata dall’esterno attraverso la cute secondo procedure e attenzioni ricercate, analizzate e personalizzate da me affinchè, una adeguata quantità di essa in modo selettivo, venga assorbita dalla nostra “esca ottica”, cioè esclusivamente dai globuli rossi. Escogitando il modo di assicurare la disponibilità adeguata di fluenza o di dosaggio luminoso, questo processo di assorbimento determinerà un riscaldamento selettivo e limitato al letto vascolare con conseguente fotocoagulazione e chiusura del vaso dall’interno lasciando incolumi tutti gli altri tessuti attraversati. Grazie allo sviluppo di questa innovativo approccio tecnologico si possono evitare tagli chirurgici, anestesie, iniezioni, impedimento alla normale e consueta vita abituale.

Come invece è ben noto tutti i suddetti “limiti” son indissolubili per l’asportazione chirurgica della vena, ma in parte ridotta, anche in tutti gli altri approcci per lesioni vascolari.

Per la verità, la laser terapia delle teleangectasie è riconosciuta da diversi anni. La innovazione della mia tecnica, rispetto a questo, è che questa consente di migliorare o risolvere anche problematiche vascolari di grado elevato, da sempre e tutt’ora ritenute di esclusiva pertinenza chirurgica.

Nella laser Terapia La safena o il vaso trattato, quindi, rimangono in sede, ma è come se non ci fossero più, assumendo le caratteristiche di un tubicino chiuso che ben presto si trasforma in un cordoncino fibroso inerte; la sensazione al tatto rimarrà per alcune settimane, ma saranno indice di guarigione le caratteristiche di assenza di dolorabilità anche se massaggiate o compresse manualmente. Come nelle safenectomie il sangue sarà drenato dai vasi principali, come i grossi collettori venosi profondi e/o le altre vene collaterali sane e quindi non refluenti.

                  La metodica descritta, assolutamente innovativa, ha radicalmente cambiato il trattamento della malattia varicosa secondaria ad insufficienza safenica. I vantaggi che la esoLaserTerapia offre rispetto al trattamento chirurgico classico sono numerosi e sostanziali:

  • invasività minima o assente,
  • assenza esposizione e/o contatto con il sangue
  • nessun tracciamento con ecodoppler
  • nessuna disinfezione e rischio di infezioni
  • assenza di ricovero,
  • anestesia locale superflua e non necessaria
  • nessuna interruzione della autonomia
  • recidive inferiori al 2% a 6 anni di distanza vs 35-60% delle safenectomie
  • dolore scarso o assente.

                  La vena viene quindi fotocoagulata lungo tutto il decorso varicoso. Terminato il trattamento Laser il paziente può scendere dal lettino e tornare alla normale vita con limitatissimi e minimi accorgimenti nei primi 2-3 giorni dopo il trattamento. Ecchimosi e lieve dolorabilità alla digitopressione per qualche ora sono tra gli effetti collaterali più gravi previsti per questo trattamento.

Il primo controllo dopo il trattamento, se non diversamente richiesto, verrà solitamente eseguito dopo 15-20 giorni. Il secondo controllo verrà programmato a distanza variabile a seconda del caso, ma in genere entro 2-4 mesi dopo intervento, della vena non c’è più neanche il ricordo.

Generalmente uno stato patologico anche grave di insufficienza venosa degli arti inferiori può essere guarito nei casi più complessi con 3 sedute, ma è consueto aspettarsi che con una o due sedute si risolva la situazione patologica. La seduta quindi può essere ripetuta, ma non prima di due mesi e al massimo può essere prevista una “rifinitura” dopo 4-6 mesi. Il trattamento è sempre associato a notevole soddisfazione da parte del paziente.

Bibliografia:

JOURNAL OF VASCULAR SURGERY

May 2011 Volume 53, Issue 5, Supplement, Pages 49S–65S

A systematic review and meta-analysis of the treatments of varicose veins

Hassan Murad, MD, MPH, Fernando Coto-Yglesias, MD, Magaly Zumaeta-Garcia, MD, Mohamed B. Elamin, MBBS, Murali K. Duggirala, MD, Patricia J. Erwin, MLS, Victor M. Montori, MD, MSc, Peter Gloviczki, MD