Secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto superiore di sanità da ottobre 2023 a ieri sono 7,8 milioni gli italiani colpiti da sindromi simil-influenzali; con questo trend si potrebbero superare i 14 milioni di contagi complessivi registrati lo scorso anno, quando la stagione era stata particolarmente aggressiva. Fortunatamente, dopo settimane caratterizzate dalla preoccupazione per l’intensificarsi di gravi forme di polmoniti influenzali, l’atteso picco dell’influenza è stato registrato nell’ultima settimana dell’anno ed è il più alto mai segnalato in Italia: 18,3 casi ogni 1.000 abitanti, pari 1,1 milioni di contagi settimanali.
Da Capodanno è iniziata la discesa della curva e dall’1 al 7 gennaio i casi di sindromi simil-influenzali si sono ridotti di circa 100 mila unità rispetto ai 7 giorni precedenti (16,5 casi ogni 1.000 persone). Gli umbri rimasti a letto con sindromi influenzali (tra i virus influenzali, risultano prevalenti quelli di tipo A, in particolare il sottotipo H1N1 pdm09 che è stato e continuerà ad essere il protagonista quasi assoluto di questa stagione influenzale) sono circa ventimila e la nostra Regione, sempre secondo RespiVirNet, negli ultimi giorni di dicembre ha raggiunto il picco di casi (22,93 per mille abitanti), l’incidenza più alta in Italia dopo la Campania ed il Friuli VG. E come avvenuto dall’inizio della stagione, anche negli ultimi 7 giorni i bimbi sotto i 5 anni sono stati i più colpiti con 33,6 casi ogni 1.000 mentre sono invece stabili i contagi negli adulti e negli anziani.
«Le complicanze legate ad una pesante stagione influenzale come quella di quest’anno le stiamo vedendo nei nostri ospedali – spiega a Umbria24 Ugo Paliani, direttore Medicina Interna dell’ospedale Mvt di Pantalla -. Analogamente ai nostri colleghi dei pronto soccorso, malattie infettive Infettive, pneumologia, geriatria, noi internisti ospedalieri umbri abbiamo nelle ultime settimane quasi la metà dei nostri posti letto occupati da anziani con problematiche infettive polmonari acute (la maggior parte di natura post-influenzale). In particolar modo, in questa stagione influenzale, stiamo osservando che se nei soggetti più anziani e pluricomorbidi il numero di “polmoniti virali primarie da virus influenzale” e di “polmoniti da sovrainfezioni batteriche (Staphylococcus aureus o Pneumococco) in corso di influenza” è sostanzialmente in linea con gli scorsi anni, c’è invece un leggero aumento rispetto agli scorsi anni di polmoniti in pazienti sani e giovani (forse più legato all’alto numero di casi di influenza piuttosto che ad una maggiore patogenicità del virus). Questi pazienti sviluppano una polmonite interstiziale con un’insufficienza respiratoria a volte necessitante anche di ossigenoterapia ad alti flussi tramite nasocannule (i cosidetti HFNC, High Flow Nasal Cannula) ed anche i nostri colleghi internisti extraregionali ci stanno confermando questi dati».
«In considerazione degli 8-10000 morti all’anno in Italia per influenza col 90% di decessi nei pazienti che hanno più di 65 anni – ancora Paliani -, noi medici ed istituzioni sanitarie umbre continuiamo a raccomandare le vaccinazioni soprattutto per le persone più a rischio, ancora utili in vista della ‘coda’ della stagione che durerà ancora diverse settimane. La nostra preoccupazione è infatti quella che con questo elevato livello di circolazione virale possano esserci ancora molte complicanze da dover gestire in ospedale. Fino a ieri, in Italia, sono stati somministrati quasi 9,5 milioni di dosi di vaccino anti-influenzale con una copertura della popolazione degli over65 del 45% mentre l’anno scorso si era raggiunto il 57%: beh ci aspettiamo, entro la fine della stagione, di raggiungere almeno i livelli della stagione precedente. Secondo una ricerca coordinata dal ministero della Salute dello Stato dell’Alberta, in Canada, pubblicata su Eurosurveillance, in questa stagione la vaccinazione ha un’efficacia del 61% nel prevenire l’influenza dovuta a virus A/H1N1, quello dominante. L’efficacia massima (74%) è stata osservata nei bambini di età compresa tra 6 mesi e 9 anni di età; quella più bassa (58%) negli over-65. Concluderei ricordando benevolmente che tutti i sanitari umbri dovrebbero ricordarsi di dare il buon esempio, vaccinandosi, ogni anno e per ovvi motivi, contro l’influenza ed il Covid»
