di Ester Pascolini

Un tavolo molto affollato, quello della conferenza stampa tenutasi giovedì pomeriggio alla sala d’Onore di palazzo Donini per annunciare l’ approvazione, da parte della Giunta regionale, del piano di valorizzazione dell’ex ospedale Calai di Gualdo Tadino.  C’era la presidente, Donatella Tesei, c’erano il vice-presidente, Roberto Morroni e l’assessore regionale alla Sanità, Luca Coletto. Non potevano mancare, naturalmente, il direttore Generale della Usl Umbria 1, Nicola Nardella, e il sindaco di Gualdo Tadino, Massimiliano Presciutti.

Coletto è il primo a prendere la parola: «Questo è un pomeriggio molto importante – dice – si sta materializzando la ripartenza di un ex ospedale che non sarà più un ospedale ma, lo vogliamo sottolineare, molto di più». E a sentire i dettagli del progetto, che prevede una copertura finanziaria di 9 milioni di euro, in effetti, la carne al fuoco sembra davvero molta, con l’ex Ospedale Calai destinato a diventare una cittadella della salute, un polo territoriale in grado di racchiudere una vasta gamma di servizi sanitari.

Dopo ben sedici anni dalla chiusura del nosocomio gualdese, avvenuta nel marzo del 2008, e dopo tanta attesa da parte dei cittadini, il recupero della struttura sembra prendere, dunque, forma. Roberto Morroni, già sindaco di Gualdo Tadino dal 2009 al 2013 (e uomo di peso nella giunta Tesei), ha impiegato molte energie per cercare una soluzione allo stato d’abbandono di quest’area molto cara ai gualdesi e oggi non nasconde la gioia per essere riuscito a portare a casa il risultato: «Il mio stato d’animo – dice – si può descrivere con due parole, soddisfazione ed entusiasmo, perché la vicenda dell’ex Ospedale Calai si trascina da tanto, troppo tempo. Voglio ringraziare personalmente l’assessore Coletto per la sensibilità e l’impegno dimostrati».

Ma veniamo al dettaglio del piano di valorizzazione: la prima idea è quella di dare vita alla casa di Comunità, luogo che ospiterà i medici di base, la continuità assistenziale, i poliambulatori specialistici, il consultorio, il punto vaccini, il Pua, il Cup e tutta l’area di assistenza di prossimità, con le cure domiciliari e gli ambulatori infermieristici. Nei suoi locali troveranno spazio anche la guardia medica, le commissioni medico-legali e l’area protesica.

Non meno importante l’istituzione dell’ospedale di Comunità, il cui piano prevede la presenza di 40 posti letto complessivi, suddivisi in due moduli da 20. Un servizio utile a garantire, anche e soprattutto, la continuità di cura a persone anziane o a pazienti che hanno subito interventi in ospedale e necessitano, magari, di un periodo riabilitativo prima di tornare a casa.  Coletto aggiunge: «Un’altra cosa di cui abbiamo rilevato la mancanza in Umbria sono gli Hospice, proprio per questo ne istituiremo uno, da 10/12 posti letto, all’ex Calai, per garantire anche a pazienti oncologici o malati terminali la possibilità di effettuare le cure nella maniera corretta».

Il piano di recupero del Calai sembra, quindi, riscrivere le logiche che hanno caratterizzato finora la sanità territoriale, destinando l’ospedale di Branca a struttura per la cura esclusiva delle patologie acute e reindirizzando i cittadini, per tutto il resto, presso il nuovo polo territoriale, liberando anche il pronto soccorso dai ben noti affollamenti, «perché – afferma Nardella – dobbiamo uscire dalla logica ospedalocentrica che ha caratterizzato il sistema sanitario nazionale dalla fine degli anni sessanta a oggi. A lungo termine questa non è stata la risposta ai bisogni sanitari delle persone, ad esempio non possiamo più accettare di far restare una persona per tre giorni su una barella per mancanza di posti. Dobbiamo creare modelli alternativi e gli ospedali di prossimità, che sono dedicati alle criticità minori, sono la soluzione». 

Nella cittadella verrà collocata anche la postazione del 118, che garantirà alla città interventi di emergenza molto più rapidi di quelli attuali. Lo spazio individuato è quello della cosiddetta “palazzina rosa”, che ospiterà anche il Centro diurno Alzheimer. Nella palazzina adiacente, a piano terra si potrà accedere ai servizi per le dipendenze, mentre al primo piano, rimarranno gli uffici amministrativi. Al secondo piano, invece, verranno individuati gli spazi da consacrare alle tante associazioni di volontariato del territorio.

Nardella conferma, infine, l’intenzione di potenziare quello che è stato, ed è tuttora, un fiore all’occhiello del ex nosocomio gualdese, ovvero il servizio di riabilitazione cardiologica, centro di riferimento regionale ed extra-regionale: «Un eccellenza – dice – che deve però operare in totale sicurezza e il modello dell’ex-ospedale-cittadella è quello vincente». Il direttore generale lancia anche un appello alla collaborazione rivolto all’ospedale di Branca, «che deve agire – puntualizza Nardella – deve collegarsi in maniera netta con l’ex Calai».

A prendere la parola a questo punto è il sindaco Presciutti, che, con la sua Giunta, aveva aderito nel 2015 al precedente piano di recupero, oggi revocato dalla giunta Tesei. Questo aveva in programma l’abbattimento, per gravi problemi di agibilità, dell’edificio noto come “Stecca” e posto di lato al corpo storico del Calai. La demolizione è ora totalmente scongiurata, come confermano Morroni e Coletto, perché «oggi non possiamo permetterci di sacrificare nessuno spazio. Voglio ricordare che in Umbria mancano circa 1000 posti letto di Rsa, tutti gli edifici degli ex nosocomi sono preziosi e noi abbiamo preferito fare una cosa che non si faceva da almeno dieci anni in questa regione, ovvero la programmazione».

Presciutti si dice soddisfatto e pronto a collaborare in ogni modo, pur non tralasciando una piccola nota polemica per essere stato avvertito con pochissimo anticipo della conferenza stampa e per non aver avuto la disponibilità della presidente ad organizzare l’iniziativa direttamente a Gualdo. Polemica ripresa poi sui social, quando il sindaco ha scoperto che Donatella Tesei, in serata, si è recata in città per partecipare a un incontro organizzato dall’assessore Morroni.

«Sono d’accordo con il direttore generale – afferma Presciutti – dobbiamo dimenticarci l’ospedale sotto casa e invece procedere nel senso dei servizi territoriali di prossimità. Il tema dell’ex Ospedale Calai l’ho sempre affrontato da un punto di vista istituzionale, perché contano i cittadini e i loro bisogni, l’obiettivo è troppo alto per non lasciare da parte questioni di appartenenza».

Sottolinea poi gli importanti risultati ottenuti dall’amministrazione comunale per il recupero di Villa Luzi e della cosiddetta “casa del custode”, con finanziamenti di oltre 3 milioni di euro provenienti dal Pnrr. Progetti che si augura, potranno procedere in maniera integrata con quello della cittadella della salute. «Mettiamoci al lavoro – conclude – lavorando bene, in fretta e con spinta di collaborazione».

E proprio sui tempi di realizzazione del progetto, sollecitata da una nostra domanda, interviene la presidente Tesei, che si sbilancia affermando: «Prevediamo di vedere qualche risultato nell’arco dei tre anni». La presidente ci tiene a sottolineare che la giunta non si è arresa di fronte all’impossibilità di finanziare il progetto del ex- Calai con il Pnrr. «Abbiamo cercato altre risorse e le abbiamo trovate, pescandole in parte dall’ex articolo 20 relativo alle strutture sanitarie, in parte dalla Usl 1 e dalla Regione».

Dal punto di vista strategico, i lavori procederanno a stralci, attivando i servizi man mano che si procederà con il recupero. «Il prossimo passo – annuncia Tesei – sarà l’affidamento dell’incarico di progettazione». La presidente ci tiene anche a ringraziare tutti i sindaci della fascia Appenninica presenti in sala: «A dimostrazione – dice – di quanto è importante questo intervento».

Vedremo ora come verrà accolta a Gualdo Tadino la notizia dell’approvazione del piano, che, come ribadito da quasi tutte le autorità, ha anche l’ambizione di diventare un progetto pilota che permetterà di creare un format esportabile in altre realtà territoriali.

Sedici anni sono un lungo tempo, soprattutto per una città che era abituata a vivere con orgoglio la realtà del suo piccolo ospedale. Sedici anni di abbandono di un luogo che un tempo pullulava di gente e di attività commerciali. La speranza dei cittadini è quella che questa volta non si tratti solo di un annuncio, nessuno vuole più illudersi. Oggi ci si aspettano risposte e fatti. Le incognite sono molte, prima fra tutte l’esito delle prossime elezioni regionali. L’augurio, in ogni caso, è che chiunque si troverà a governare la regione, dal prossimo autunno, possa procedere speditamente e senza interruzioni, lungo la strada appena intrapresa.