Adolfo Urso e Franco Zaffini

di Ivano Porfiri

E’ andato a scomodare perfino Almirante, l’onorevole Adolfo Urso, per impalmare il nuovo simbolo del centrodestra: Angelino Alfano. In lui, a suo dire, si incarna il post berlusconismo e la nascita del Partito popolare europeo in salsa italiana. E guardando a lui, con un nuovo giro di valzer, abbandonano Fini e Futuro e libertà gli ex An vicini a Urso e Ronchi, cioè in Umbria Franco Zaffini (come preannunciato da Umbria24.it).

La lettera a Fini e Bocchino L’annuncio in una conferenza stampa cui Zaffini si è presentato scuro in volto, non solo per l’abbronzatura. Il consigliere regionale spoletino era reduce da una segreteria regionale sofferta, nella quale ha annunciato ai suoi l’uscita da Fli, comunicata via lettera a Gianfranco Fini e Italo Bocchino. «Ho detto agli amici umbri con cui ho lavorato questi mesi che non avevo più l’entusiasmo per portare avanti una sfida difficile come quella di Futuro e libertà, ma li ho invitati ad andare avanti nel percorso che avevamo stabilito per costruire un nuovo centrodestra».

Deriva neocentrista In realtà, l’uscita di Zaffini era nell’aria, da quando Urso, con Andrea Ronchi, Scalia, l’europarlamentare Collino e i senatori Saja e Menardi aveva annunciato la creazione di “Fare Italia per la costituente popolare” (presieduta dallo stesso Urso). «A Bastia Umbra avevamo lanciato il progetto di rifondare un centrodestra senza Berlusconi, ma comunque un centrodestra – ha spiegato Urso – invece in questi mesi quel progetto è stato travisato spostandolo verso il terzo polo con una logica neocentrista che non c’entra nulla con chi viene da destra». A Fini viene imputata soprattutto la scelta nei «ballottaggi di Milano, Napoli e Cagliari dove di fatto abbiamo favorito la vittoria della sinistra massimalista», ha detto Urso. L’ex sottosegretario ha quindi puntualizzato che «non entreremo nel governo, facciamo questa scelta per motivi ideali, non di opportunità».

Perché adesso? «Perché finalmente il Pdl ha capito quello che dicevamo noi un anno fa – ha detto Urso – cioè che è finita l’epoca del “ghe pensi mi”, è stato scelto un segretario di 40 anni come Alfano con una mossa che mi ha ricordato quando Almirante designò Fini: una settimana dopo la vecchia classe dirigente non contò più nulla. E Berlusconi soprattutto ha dichiarato che nel 2013 uscirà di scena: non farà nel il presidente del Consiglio né punterà al Quirinale». Urso ha anche precisato che «non rientriamo nel Pdl, riteniamo doveroso sollevare una battaglia per il contenimento dei costi della politica (siamo per l’abolizione delle Province e delle comunità montane) e la questione morale». A tal proposito, Urso ha annunciato che «se l’onorevole Alfonso Papa non si dimetterà, come auspico, evitando così imbarazzi all’Aula della Camera, io voterò a favore del suo arresto e mi auguro che il Pdl lasci libertà di voto».

Zaffini: non rientro nel Pdl Per Zaffini «il percorso politico di Futuro e libertà di è smarrito» e comunque «noi sposiamo non uomini ma pensieri». Ogni politico che cambia casacca ha sempre una parola in bocca: «Coerenza». Dal tanto vituperato Mastella: «Sono gli altri che si muovono, io resto sempre al centro», fino ai «responsabili» il campionario è lunghissimo. Non sfugge Zaffini: «La coerenza per me è rimanere nel centrodestra e costruire insieme agli amici di ieri il centrodestra di domani». «Non rientro nel Pdl – ha precisato – e non rientro nel gruppo Pdl in Regione ma costituirò un gruppo “Fare Italia per la costituente popolare”. A livello regionale – ha aggiunto – resto della mia idea che occorre costruire un’alternanza a un sistema bloccato, e questa alternanza la voglio costituire a fianco del Pdl e stimolando il Pdl». Quanto ai duri scontri dei mesi scorsi (ad esempio le parole di Zaffini nei confronti di Catia Polidori quando rientrò in maggioranza), il consigliere regionale si è limitato a un laconico: «Non ci sono mai stati insulti e comunque noi non rientriamo per una poltrona».

Bazzoffia: garanzie patriarcali Non la pensa così il consigliere provinciale di Futuro e libertà, Valerio Bazzoffia, che «prende atto, con rammarico, delle dimissioni del coordinatore regionale Franco Zaffini. Come l’intera segreteria regionale, Bazzoffia proseguirà, con lo stesso impegno, nella costruzione del partito che fa riferimento a Gianfranco Fini. Le defezioni che ultimamente hanno segnato questo inizio di “traversata del deserto” sono frutto di quell’umana e comprensibile debolezza di coloro che preferiscono le garanzie “patriarcali” alle “opportunità” dei valori quali la legalità, il senso di appartenenza ad una comunità e la libertà di pensiero».

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