
di Ivano Porfiri
Obbligo di aggregazione immediata per i comuni umbri con meno di 5 mila abitanti (dove vivono 142 mila umbri). Unioni di comuni che raccolgano almeno 40 mila abitanti e che riuniscano in sé tutte le funzioni oggi in capo agli Ati più quelle delle comunità montane, già di fatto cancellate. Per le Province un ruolo di coordinamento di area vasta. Questi i tratti fondamentali della bozza di documento sulla riforma endoregionale stilato dal Partito democratico, che inizia a circolare tra tutti gli amministratori e i responsabili del partito. Progetto di riforma che verrà presentato lunedì 21 marzo alla presenza della presidente Catiuscia Marini.
Regionalismo La commissione del Pd racchiude i primi quarant’anni di regionalismo umbro in tre espressioni: coesione sociale, sviluppo sostenibile ed efficienza amministrativa. «Dati oggettivi di valutazione – si legge – ci dicono che in questi parametri, se confrontati con altre realtà del Paese, la nostra Regione ha raggiunto risultati positivi, garantendo ai propri cittadini un livello di qualità della vita tra i più alti d’Italia».
Difficoltà Il documento analizza poi le «difficoltà stringenti dell’attuale contesto economico e finanziario» e le contraddizioni del federalismo fiscale come sta venendo elaborato dal governo con «tutta l’approssimazione di misure difficili da ricondurre ad un corpo organico».
Bene progetto Giunta regionale «In questo quadro – scrive il Pd – la preadozione da parte della Giunta di un disegno di legge sul superamento delle Comunità Montane, la nascita delle Unioni dei Comuni e la costituzione dell’azienda regionale di forestazione e bonifica, dà di fatto il via ad un complesso progetto di riforma, in un quadro normativo, ancora in evoluzione, ma che delinea un sistema delle autonomie locali dove sono protagonisti, oltre alla Regione e alle Province, i Comuni e le loro forme associative». Il Partito democratico, «perno centrale della maggioranza nelle principali assemblee elettive dell’Umbria, sostiene lo sforzo dell’esecutivo regionale».
Unioni fin da subito Riconosciuto il ruolo delle Comunità montane il Pd «ritiene che la riforma dovrà valorizzare il ruolo delle amministrazioni di prossimità, quelle più vicine ai cittadini e con questi in continuo contatto». In questa ottica il Pd «reputa opportuno che la legge regionale avvii fin da subito (anche in attesa dei decreti attuativi) il percorso per adeguare l’Umbria a quanto previsto dal decreto 78/2010 in ordine all’obbligo di associazione tra i comuni con meno di 5 mila abitanti, per la gestione delle funzioni proprie, optando fin dove è possibile perché tale associazione avvenga con lo strumento dell’unione dei comuni e che tale unione sia costituita tra comuni omogenei sotto il profilo socio-economico e territoriale».
Limite a 40 mila Il partito ritiene che «il livello adeguato per tali aggregazioni sia tendenzialmente non inferiore a 40 mila abitanti, assumendo come riferimento le pre-esistenti zone sociali e che quindi si proceda al conferimento a tale livello delle funzioni in materia sociale e turistico, fino ad oggi attribuiti agli Ati, nonché di tutte le funzioni politiche e amministrative precedentemente svolte dalle Comunità montane di cui si prevede lo scioglimento».
Le Province Accanto alla centralità del ruolo dei Comuni e delle future forme associative, per il Pd «si dovrà individuare nelle Province un concreto ruolo di coordinamento di area vasta», ricollocando alcune funzioni, «come ad esempio la viabilità, dove le province dovrebbero essere individuate quali enti proprietari». Il Pd auspica «un ripensamento, calibrato sul nuovo schema istituzionale, dell’attuale configurazione dei Gruppi di azione locale (Gal), soggetti pubblico-privati chiamati a gestire risorse europee finalizzate allo sviluppo. Una missione che – per il Pd – va pienamente salvaguardata, introducendo però forme di coordinamento» rafforzando «il ruolo delle Province come livello di coordinamento delle politiche di area vasta».
Acqua e rifiuti Tenendo conto del fatto che ogni territorio si è dotato di una programmazione in linea con il proprio contesto socio–economico il Pd ossreva che è in atto un progetto di riforma legislativa nazionale. «Pertanto – si dice – è evidente che fino a quel momento che gli Ati continueranno a svolgere le loro funzioni nei loro propri settori, come anche in quello sanitario» con le Province individuate come soggetto di coordinamento tra i livelli interessati su materie come acqua e rifiuti.
Agenzia forestale Il Pd giudica utile «la scelta di costituire un’azienda regionale per le attività operative relative, all’ambiente, alla forestazione, all’assetto idrogeologico e settori similari». «Lo strumento dell’azienda – si precisa – dovrà godere di autonomia finanziaria ed essere dotata di un apparato amministrativo snello e non dovrà determinare ulteriore costi riferibili al personale. Aspetto importante per l’azienda sarà quello di dover svolgere le proprie azioni sulla base della programmazione e pianificazione regionale di concerto, ognuno per le proprie competenze, con le province e le unioni dei comuni, o comuni. Si sottolinea infine la necessità che l’azienda regionale non entri in concorrenza con gli operatori di mercato e che non riduca spazi che in tali ambiti possono essere rimandati a percorsi di sussidiarietà orizzontale, in particolare in riferimento alla polifunzionalità delle imprese agricole».
Consorzi di bonifica e Arusia Per quanto riguarda i Consorzi di bonifica il Pd ritiene che «le attuali competenze siano mantenute in capo agli stessi, al fine di non disperdere il patrimonio acquisito e di ottimizzare le gestioni. Va altresì previsto – si aggiunge – per ottimizzare i costi, l’impiego produttivo dell’azienda regionale per tutti quei lavori e quelle opere che possono essere svolte efficacemente dalla stessa». Da ultimo, il Pd ritiene «corretto il superamento della Arusia riconducendo tali funzioni in capo agli assessorati regionali».

Comments are closed.