Alcuni dei membri del Comitato (foto U24)

di Daniele Bovi

«Siamo stati costretti a presentare questo ricorso a causa della protervia dei partiti che hanno detto sì a questa legge elettorale. Ancora una volta sarà la magistratura a risolvere un problema creato dalla politica». La battaglia sul quello che è stato soprannominato «Umbricellum» si arricchisce, dopo presidi, proteste, interrogazioni e interpellanze parlamentari, anche delle carte bollate. A presentare il ricorso è stato, lunedì a Perugia, il Comitato per la democrazia in Umbria, formato da Radicali, Scelta Civica, Alternativa riformista e Sinistra Capitalista al quale si sono uniti anche l’Altra Umbria, i deputati del M5S e Progetto Terni. A guidare le operazioni è il professor Felice Besostri, avvocato che insieme ad altri colleghi è riuscito a far mandare in soffitta il Porcellum.

Il ricorso Il ricorso è stato presentato al Tribunale civile di Perugia ai sensi dell’articolo 702 del Codice di procedura civile, chiedendo quindi la piena tutela di un diritto. Come ha spiegato l’avvocato Giuseppe Pennino, il Comitato punta alla fissazione dell’udienza entro 60 giorni, con palazzo Cesaroni che a quel punto avrebbe altri 30 giorni per costituirsi in giudizio e scrivere le proprie deduzioni. Ma cosa potrebbe fare concretamente il Tribunale in questa fase? «Non credo – dice l’avvocato Michele Ricciardi di Scelta civica – che il giudice emetterà subito un provvedimento. Più probabile una sospensione del giudizio con una richiesta alla Corte costituzionale di esprimersi». I tempi quindi sono necessariamente lunghi: «Potremmo fare la fine del Piemonte».

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Squilibrata Oltre ai problemi di tipo politico, se la Corte dichiarasse incostituzionale la parte della legge che assegna il premio di maggioranza del 60 per cento senza fissare una soglia minima, potrebbero arrivare anche i ricorsi al Tar dell’Umbria dei consiglieri rimasti tagliati fuori dal consiglio regionale. «Una buona legge – spiega Pennino – deve reggersi sull’equilibrio tra rappresentanza e governabilità, e quella umbra presenta evidenti squilibri. Il premio è sproporzionato, altissimo, non conforme all’articolo 48 della Costituzione (quello che tra le altre cose stabilisce l’uguaglianza del voto) e lede i principi stabiliti con la sentenza che ha dichiarato incostituzionale il Porcellum». Il Comitato torna anche su quanto spiegato dall’ufficio legislativo di palazzo Cesaroni, e cioè che se è vero che bisogna «agevolare» la governabilità, bisogna dall’altro lato «assicurare» la rappresentanza, laddove «assicurare» è termine nettamente più forte di «agevolare».

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Bressa Al centro della conferenza stampa anche la risposta all’interpellanza di Adriana Galgano data dal sottosegretario agli Affari Regionali Bressa; parole che non sono piaciute per niente: «Ha detto sfondoni e falsità» attacca il professor Mauro Volpi, impegnato con l’Altra Umbria nella costruzione di una lista fuori dal centrosinistra. «I sistemi elettorali che ha citato, come quelli di Usa e Gran Bretagna, sono maggioritari mentre qui c’è un proporzionale dove si vogliono garantire a tavolino 13 sei su 21. Quanto al presidenzialismo, il prototipo sono gli Stati Uniti, dove le elezioni sono separate e dove il presidente non può sciogliere il congresso». Poco attinente anche l’esempio della legge dei sindaci «dove – spiega Volpi – si prevede il doppio turno, il voto disgiunto e c’è anche la possibilità dell’anatra zoppa. Senza dimenticare che con l’Umbricellum viene meno anche il principio dell’uguaglianza del voto. Questa legge è inaccettabile, incostituzionale e politicamente vergognosa. L’Altra Umbria potrebbe rimanere fuori col 7,5 per cento dei voti».

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Premio di minoranza Altro punto molto discusso è il cosiddetto «premio di minoranza», ovvero quello che assegna un seggio al miglior perdente sottraendolo dal riparto delle altre liste. «Un qualcosa di unico in Italia», il grimaldello grazie al quale tre esponenti del centrodestra, tra gli autori dell’accordo con Claudio Ricci, hanno detto sì: «Questo – attacca Luigino Ciotti – è il consociativismo del centrodestra, all’interno di una partita truccata con il consenso dei partiti. È una legge che favorirà l’astensionismo». Nel mirino ci sono anche il capogruppo pd Locchi e il segretario Leonelli, ai quali vengono ricordate le dichiarazioni a favore di una soglia minima, mentre Galgano tira fuori quelle di Bressa a proposito del Porcellum: «Diceva – osserva la deputata – che era un’assurdità inaccettabile il fatto che con il 35 per cento si potesse ottenere un premio del 55 per cento».

La battaglia Al tavolo c’è anche il consigliere regionale dell’Udc Sandra Monacelli, che annuncia l’arrivo di un’interrogazione anche da parte di Giampiero D’Alia, presidente della commissione bicamerale per le questioni regionali. Oltre che in parlamento, la battaglia proseguirà anche di fronte al consiglio regionale, dove il Comitato tornerà a fare presidi per chiedere ancora modifiche alla legge. «Tra l’altro – sottolinea Guaitini – ricordo che non è vero che tutte le regioni a parte la Toscana hanno una legge come quella dell’Umbria. In cinque non è così dato che le Marche, ad esempio, hanno fissato una soglia minima di voti». «Sia la Regione che il governo Renzi – dice infine il deputato del M5S Gallinella – hanno perso tutte le occasioni per modificare in meglio il nuovo sistema elettorale dell’Umbria. A questo punto, non resta che procedere con il ricorso. L’Umbricellum è peggio del Porcellum». Insomma, la battaglia va avanti e per chi volesse firmare il ricorso è possibile dare la propria disponibilità a stopumbricellum@gmail.com

Twitter @DanieleBovi

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