di Marco Torricelli
Nella conca è diventata una sorta di leggenda, che le mamme raccontano ai bambini per farli addormentare. Sì, la ‘metropolitana di superficie’, che poi è la linea ferroviaria Cesi-Terni. Mercoledì mattina se ne è parlato durante l’audizione, di cui sono stati protagonisti i vertici di Umbria Mobilità, con le commissioni consiliari incaricate di seguire gli sviluppi della vicenda che la riguardano.
Metropolitana «Sì – ha candidamente detto l’amministratore delegato, Franco Viola – so che ci sono delle risorse disponibili, ma non conosco bene i dettagli». Gelo nella stanza. Che il direttore amministrativo, Mauro Proietti, ha provato a mitigare: «Il Cipe ha approvato l’ultimo finanziamento – è intervenuto – e Umbria Mobilità ha deliberato un investimento di 5 milioni e mezzo che sarà disponibile dopo il via libera della Regione». Nessuno si è spellato le mani per applaudire. Soprattutto perché era rimasta inevasa un’altra domanda, riferita sempre ad una metropolitana, quella di superficie perugina: «Per quanto incide nel bilancio?», era stato chiesto, senza ottenere risposta.
PERUGIA, L’AUDIZIONE IN PROVINCIA: DISCUTEREMO CON ENTI AUMENTI DELLE TARIFFE
Patronage I consiglieri comunali hanno anche chiesto quale dovesse essere il contenuto della lettera di patronage che il Comune dovrebbe sottoscrivere, come hanno fatto altri enti – Regione, Provincia e Comune di Perugia, ad esempio – che hanno anche approvato le delibere che danno il via libera all’aumento di capitale, cosa che a Terni appare ancora tutta de definire: «Non si tratta di una fidejussione», ha detto il presidente, Lucio Caporizzi. Facendo pensare alla cosiddetta forma ‘debole’ del documento, della quale, però, probabilmente le banche che devono concedere il prestito da 25 milioni di euro, non saprebbero cosa farsene.
I fondi Mentre, invece, è indispensabile stringere i tempi: «L’ossigeno a nostra disposizione è minimo – ha insistito Viola – e c’è urgente bisogno di un sostegno straordinario che garantisca ad Umbria Mobilità l’operatività per i prossimi quattro o cinque mesi. Ma – ha detto – è necessario che il tutto avvenga in fretta. Subito». Invocazione caduta nel vuoto: «Vogliamo vedere i documenti, anche solo una sintesi chiarificatrice – è stata la replica dei consiglieri – per poter decidere con cognizione di causa». Soprattutto perché i consiglieri comunali ternani, quando il presidente Caporizzi ha snocciolato un altro dato importante, hanno fatto un salto sulle sedie: «Tra stipendi e F24 – ha spiegato – l’azienda paga ai propri collaboratori, ai vari livelli, 4 milioni e 700 mila euro». Al mese. Nel frattempo, il capogruppo del Pdl in consiglio regionale, Raffaele Nevi, chiede che la vicenda venga «affrontata subito in consiglio regionale e in particolare nella commissione competente per fare in modo che la questione sia chiarita nei minimi dettagli». Anche per «parlare della privatizzazione, che non vorremmo si trasformasse in una svendita di un patrimonio che è degli umbri».
Patrimonio La crisi, ha detto Caporizzi «è solo di liquidità, dovuta alle mancate riscossioni di crediti (i 60 milioni romani, per dire; ndr) e il piano di dismissione immobiliare che abbiamo avviato dovrebbe aiutarci ad attenuare lo stato di sofferenza». Per curiosità: tra la cose da dismettere ci sono pure un castello, sì il mitico castello di Sant’Andrea delle Fratte (che se ne facesse l’ex Azienda perugina mobilità, di un castello, messo in vendita alla fine del 2011 per un milione e ancora lì, è tutto da capire) e un campeggio. Ma c’è anche, da chiudere in fretta, il capitolo ‘controllate’ «esistenti anche in Ucraina e Polonia, ma nessuna delle quali sorta dopo la nascita di Umbria Mobilità e tutte portate in ‘dote’ dalle aziende che l’hanno costituita – ha confermato Proietti – ma le abbiamo messe in liquidazione». E, intanto, come cantava Sam, il pianista nero del film ‘Casablanca’, il tempo passa.
Caporizzi: sugli aumenti non decidiamo noi Caporizzi poi con un nota interviene sull’audizione di martedì in consiglio provinciale a Perugia e sul tema caldo delle tariffe. In quella sede Viola aveva spiegato che «con le amministrazioni locali e la Regione discuteremo di un probabile aumento tariffario, inevitabile da settembre». Aumento che in caso, ovviamente, viene deciso dagli enti locali e non dall’azienda: «Scelte di tal genere – dice il presidente – non rientrano nei poteri decisionali di chi amministra Umbria Mobilità, riguardando invece scelte politiche degli Enti affidanti il servizio di trasporto (cioè Regione, Province e Comuni), quindi non può l’Azienda annunciare interventi sul costo del biglietto. Umbria Mobilità può invece far presente – come in effetti fa nelle sedi opportune – le proprie valutazioni in merito alla sostenibilità economico-finanziaria del contratto di servizio ad essa affidata e quindi le conseguenti esigenze di adeguamento dei corrispettivi percepiti».
