I rappresentanti dei Consigli regionali di dieci Regioni – Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise, hanno depositato mercoledì in Cassazione sei quesiti referendari contro le trivellazioni entro le 12 miglia e sul territorio. Capofila dell’iniziativa è la Basilicata mentre l’Umbria chiedendo, su iniziativa del gruppo Pd, il rinvio giorni fa della discussione sul punto, ha sostanzialmente fatto scadere i termini utili per aderire all’iniziativa, tanto che il Pd locale è diventato il bersaglio di molte critiche. I sei quesiti depositati chiedono l’abrogazione di un articolo dello Sblocca Italia e di cinque articoli del decreto Sviluppo che aprono alla trivellazione per la ricerca ed estrazione di idrocarburi in mare. In sintesi, si vogliono eliminare le norme che vietano alle istituzioni locali, e alle regioni per ciò che riguarda le autorizzazioni di tipo minerario, di opporsi al divieto di attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi liquidi e gassosi.
Critiche al Pd umbro Su cinque articoli oggetto dei quesiti referendari presentati stamani in Cassazione dai dieci consigli regionali, è attesa anche la decisione della Consulta che si pronuncerà da gennaio ad aprile sulla questione trivellazioni. Nel frattempo il segretario regionale del Prc Enrico Flamini scrive che «il Pd umbro ha deciso che la strategia energetica del nostro paese non riguarda gli umbri. E lo ha fatto facendo scadere i termini grazie ad un balletto stucchevole di rimandi tra Consiglio Regionale e commissione competente. Per la verità il segretario-capogruppo Leonelli è stato chiaro: la materia non interessa direttamente l’Umbria e si tratterebbe di una presa di posizione contro un provvedimento governativo. Cioè Leonelli non solo ci ricorda che l’Umbria non ha il mare, ma chiarisce una volta per tutte che il governo regionale è nei fatti un proconsolato renziano. Peggio. La situazione conferma che l’Umbria è governata da un monocolore Pd disinteressato a difendere l’autonomia regionale e che gli attuali alleati sostengono una maggioranza senza che ce ne sia bisogno e senza contare nulla al di là di dichiarazioni di buona volontà e di circostanza».
LEONELLI: «QUESTIONE NON CI RIGUARDA»
Prc e Lega «Noi – aggiunge Flamini – pensiamo invece che le scelte energetiche nazionali riguardano eccome gli umbri perché le trivellazioni sotto i mari italiani e lungo l’Appennino non solo sono del tutto inutili, ma metteranno in forte crisi la pesca e il turismo. All’Umbria e all’Italia serve invece una politica che punti alle fonti rinnovabili e all’efficienza energetica. Detto questo, visto che il Pd umbro ha deciso di non disturbare il manovratore, c’è da scommettere che anche su sanità, trasporti e stato sociale finirà molto male. Per questo ci rivolgiamo a tutte le forze politiche e sociali della sinistra umbra per prendere un’iniziativa unitaria contro questo governo regionale completamente subalterno al Pd e a Renzi». Critiche simili nei confronti del Pd arrivano anche da parte del consigliere regionale della Lega Nord Emanuele Fiorini, secondo il quale «il Pd umbro ha deciso che la strategia energetica del nostro Paese non è cosa che interessa la Regione Umbria. Questo comportamento – continua Fiorini – è espressione di una politica antidemocratica, il cui obiettivo è quello di allontanare sempre di più i governanti dai governati, aumentando la disaffezione della gente alla gestione della cosa pubblica».
