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Ginetti, Bottini e Verini (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi

A Orvieto un «presidio giudiziario» che svolga le funzioni delle ex sedi distaccate e, per quanto riguarda quelle soppresse e accorpate ai tribunali (Foligno, Città di Castello, Todi, Gubbio e Assisi), «un appello ai vertici giudiziari della regionale affinché, attraverso una serie di incontri con sindaci e avvocati, si arrivi ad un’applicazione della riforma che eviti il caos». Al netto delle proteste è in queste due idee che si condensa la proposta del Pd umbro sul tema, rovente, della riforma della geografia giudiziaria che, entrata in funzione il 13 settembre, ha soppresso il tribunale di Orvieto con annessa procura, cinque sedi distaccate e numerosi giudici di pace scatenando un pandemonio di proteste. Le proposte avanzate dal Pd nelle intenzioni vogliono essere pragmatiche perché, come ha detto lunedì a Perugia il deputato pd Walter Verini, che ha presentato le proposte del partito insieme alla senatrice Nadia Ginetti e dal segretario regionale Lamberto Bottini, «la riapertura delle sedi non è credibile».

TERNI, IL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE: «DISAGI, MA SENZA CAOS»

Da palazzo Donini poi, sede della giunta regionale, filtra che la presidente Catiuscia Marini è in attesa di un sì dal ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri per un incontro, definito informale, dove trattare proprio il tema della riforma. Nel frattempo, il Pd umbro tenta la carta del «decreto correttivo» per ottenere un presidizio giudiziario a Orvieto, e si appella alla collaborazione tra tutti i protagonisti del settore giustizia. «Noi – spiega Verini – non siamo contrari alla riforma, avevamo chiesto una proroga per cercare di risolvere alcune criticità ma tutti sono stati inamovibili. Con queste proposte da un lato si evita il deserto e dall’altro intasamento e caos dovuti a una comprensibile disorganizzazione nella prima fase di applicazione della riforma. Ai vertici giudiziari diciamo incontrate i sindaci e gli avvocati e, insieme e senza fretta, costruite le modalià migliori per far funzionare la giustizia».

LA PROTESTA DEGLI AVVOCATI PERUGINI

«Il Parlamento – ha aggiunto Ginetti – aveva indicato cinque criteri per una corretta applicazione della riforma. Tra cui il principio di territorialità, per cui si tenesse conto delle specificità del bacino di utenza, della dimensione territoriale, della situazione infrastrutturale, delle pendenze, della presenza di criminalità organizzata. Ma soprattutto che si tenesse conto, per una riforma davvero efficace, di una “visione dal basso” che contribuisse a individuare le risorse più adeguate». «Tutti criteri – commenta la parlamentare renziana – poi disattesi». «Ribadiamo la bontà della riforma – ha detto invece Bottini – che deve concludere il suo iter, ma inoltriamo un invito a considerare bene la necessità di una fase transitoria. Siamo per semplificare, ma la riforma va applicata con gradualità per smorzare le preoccupazioni emerse in questi giorni». Da ultime quelle degli avvocati folignati che lunedì, in una manifestazione alla quale hanno preso parte in circa 80, hanno prima tenuto una riunione nel palazzo comunale e poi, molti in toga, hanno ‘sfilato’ in centro storico fino ad arrivare all’edificio giudiziario sulla porta del quale hanno deposto una corona. In città anche manifesti funebri con cui si annuncia la morte della giustizia.

Daniele Bovi Nato nel 1981, ha iniziato il suo lavoro di giornalista al Giornale dell’Umbria e La Voce di Perugia per poi passare, nel 2008, alla redazione di Umbrialeft prima di fondare due anni più tardi Umbria24 dove si occupa principalmente di temi legati all’attualità, alla politica e all’economia. Nel 2016 ha pubblicato «Tutta colpa di Boccali?», libro intervista all’ex sindaco di Perugia.